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Lavoro

I professionisti? Poco autonomi e mal pagati


Esistono ancora i liberi professionisti? IRES e CGIL spiegano i problemi delle partite Iva


FTAOnline News, Milano 02 Mag 2011 - 11:32

Lo chiamano l'esercito delle partite Iva e, nell'immaginario comune, è composto da persone ricche, in grado di gestirsi il lavoro a proprio piacimento e inclini alla bella vita. Ma, in realtà, come se la passano i liberi professionisti italiani? In tempi di disoccupazione e precariato diffusi, Cgil e Ires avvertono: anche per i lavoratori autonomi i tempi sono duri, con rapporti di collaborazione e consulenza che spesse volte nascondo  “dipendenti mascherati”.

Cgil e Ires: come è cambiato il lavoro autonomo in Italia

Autonomi e liberi di gestire il proprio tempo? Secondo uno studio di Cgil e Ires, i liberi professionisti italiani non sono proprio così. Indagando le condizioni diffuse sul mercato del lavoro autonomo all'interno del nostro Paese, Cgil e Ires attestano come sempre più spesso anche chi è dotato di una partita Iva sia costretto a rispettare uno stringente orario di lavoro, attenendosi a contratti a “tempo” piuttosto che a “risultato”.

Professionisti con obbligo pur di conservare il posto da dipendenti? È questo il sospetto che viene leggendo i risultati dell'indagine “Professionisti: a quali condizioni?” promossa dalla CGIL e dalla FILCAMS. Stando ai dati raccolti sul campione oggetto d'indagine, il 19,6% dei professionisti non ha sufficiente autonomia sul lavoro. Si tratta di un dato rilevante, ma ancora più significativi sono il 24,4% di professionisti che dicahiara di lavorare secondo un orario definito e controllato e il 20,2% dei lavoratori che afferma di avere un contratto legato alla durata e non ai risultati.

Interessante anche il dato riguardante il reddito dei professionisti: il 44,6% degli intervistati dichiara di guadagnare meno di 15mila euro all’anno.

Il lavoro autonomo non è più lo stesso

Alla luce dei risultati, sarebbe dunque opportuno aggiornare lo stereotipo del lavoratore autonomo diffuso nella società. Oggigiorno, tra l'esercito delle partite Iva si nascondono molti professionisti per necessità più che per scelta. Il diffondersi della precarietà ha costretto molti, giovani o disoccupati, ad aprire la partita Iva per essere più appetibili sul mercato del lavoro.

Non stupisce, dunque, la scarsa autonomia lamentata da numerosi professionisti. Rispetto al passato, il lavoratore autonomo ha molta più difficoltà nel contrattare con i propri committenti: il 58,4%, infatti,  afferma di avere poca o nulla capacità contrattuale al momento di discutere le condizioni di lavoro.


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