Cookie
Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.
 
Lavoro

Posta elettronica: aperta o segreta?


Necessarie regole chiare perché il datore di lavoro controlli gli account dei dipendenti.


FTAOnline News, Milano 06 Set 2010 - 11:19

Il datore di lavoro può controllare o no la posta elettronica aziendale dei propri dipendenti? Si tratta di una questione controversa, intorno a cui si intrecciano diritto del lavoro, tutela della privacy e corretta gestione aziendale.

Uno strumento controverso

In fase preliminare, occorre notare che la posta elettronica (così come la connessione internet) sono strumenti messi a disposizione dal datore di lavoro e in quanto tali dovrebbero essere usati, escludendone qualsiasi uso personale. In molte aziende, tuttavia, è consentito l’uso personale della mail e di internet, purché non vada a discapito dell’attività lavorativa. Questa situazione mista, tuttavia, può portare alla nascita di problemi: quando l’account di posta aziendale, per esempio, è utilizzato dal lavoratore anche a scopo personale, il datore di lavoro può accedere o meno alla casella di posta elettronica del proprio sottoposto?

Una situazione complessa

A livello normativo, la situazione è tutt’altro che piana. Alla base di tutto è possibile posizionare lo Statuto dei lavoratori. Sebbene scritto nel 1970 (periodo in cui la posta elettronica era ancora al di là da venire), lo Statuto stabilisce al primo comma dell’articolo quattro l’assoluto divieto per il datore di lavoro di utilizzare impianti che abbiano l’unica finalità di controllare i dipendenti. Il comma successivo, inoltre, prevede che le apparecchiature di controllo richieste da esigenze produttive o lavorative possano essere utilizzate ma solo previo accordo con le rappresentanze sindacali o dopo avere ottenuto l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. Se per la giurisprudenza non è dunque possibile far rientrare gli strumenti informatici forniti dall’azienda all’interno del primo comma dell’articolo quattro dello statuto dei lavoratori (il loro fine non è il mero controllo dei lavoratori), andrebbero tuttavia inquadrati nella disciplina prevista dal secondo comma, perché consentono comunque di tenere sotto osservazione l’attività dei dipendenti, e dovrebbe esserne concesso l’uso solo in presenza di accordo sindacale o di un’autorizzazione dell’Ispettorato.

La privacy

A inserire un ulteriore grado di complicazione interviene la legislazione italiana riguardo la segretezza della corrispondenza, prevista nientemeno che dalla Costituzione (articolo 15) e tutelata dall’articolo 616 del Codice Penale. Nell’interpretazione di alcuni, tuttavia, la posta elettronica più che a una lettera è assimilabile a una cartolina, essendo una forma di corrispondenza “aperta”, dunque, non rientrerebbe nella fattispecie interessata dalla norma penale. Inoltre, fanno notare alcuni, essendo uno strumento aziendale di proprietà del datore di lavoro, il controllo effettuato dal proprietario dell’azienda non costituirebbe un illecito penale.

L’opinione del Garante

Un tema tanto controverso ha richiesto in più di un’occasione l’intervento del Garante della privacy. Le linee guida della disciplina dettata dall’autorità di garanzia sono contenute nel provvedimento del 1° marzo 2007. Secondo il Garante, perché il datore di lavoro sia autorizzato a effettuare dei controlli sulla posta elettronica dei dipendenti è necessario che predisponga in termini certi e chiari una proceduta interna dove sia stabilite senza possibilità di fraintendimenti le regole per l’utilizzo di internet e della posta elettronica, oltre gli eventuali controlli che si riserva di compiere. La procedura definita, inoltre, deve essere affissa in un luogo accessibile a tutti i lavoratori. Al momento dell’assunzione, dunque, i lavoratori dovranno essere informati dal datore di lavoro di ogni dettaglio riguardante la raccolta e il trattamento dei dati sull’utilizzo di interne e della posta elettronica, nonché sul potere di controllo esercitato dalla proprietà dell’azienda.


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.

Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.