Cookie
Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.
 
Lavoro

Mobbing, un reato penale


Pronunciata dalla Cassazione una sentenza storica sul reato di mobbing.


FTAOnline News, Milano 15 Giu 2009 - 10:57

“Stressati” ma risarciti. Questo il contenuto dell’innovativa sentenza emessa dalla Cassazione, secondo cui il capo che assilla in continuazione il dipendente, con un “continuo e pressante stillicidio finalizzato a sminuirne le capacità professionali”, lo deve risarcire per i danni patiti.

Il pronunciamento invita i capi irascibili a mettere mano ai ''freni inibitori'' in ufficio, diversamente dovranno rimborsare il lavoratore che a causa delle vessazioni ha subito uno ''stress emotivo''.

Il caso

Il caso in questione riguardava un’operatrice amministrativa “tiranneggiata” da funzionario dirigente della pretura di Imperia. Le continue vessazioni lavorative avrebbero indotto la donna ad uno stato di stress eccessivo, caratterizzato da stato ansioso depressivo con tachicardia in stress emotivo.

Il fatto è, sottolinea ancora la sentenza della Cassazione, che l'uomo in cinque aveva preso a vessare l'impiegata offendendone l'onore e il decoro e dicendole: “Lei è una falsa, non finisce qui, gliela farò pagare... E' un'irresponsabile, non si vergogna”.

Risultato, Rita certificato medico alla mano, era stata costretta a prendere sette giorni di riposo e cura e successivamente altri 15 giorni per “stress emotivo” causato dalle continue vessazioni del dirigente. Immediata la denuncia dell'impiegata e la condanna del dirigente a 20 giorni di reclusione (pena sospesa con la condizionale) nonché al risarcimento dei danni in favore della donna. Sanzione inflitta dal Tribunale di Imperia il 15 dicembre 2003 e convalidata dalla Corte d'Appello di Genova il 30 novembre 2005.

E’ riuscito a scampare la sanzione penale (causa: la prescrizione del reato) ricorrendo in Cassazione il dirigente amministrativo, che dovrà comunque risarcire la sua dipendente per lo stato di stress causato dal mobbing anche perché, come sottoscrive la Suprema Corte, “appare di intuitiva evidenza che, sotto il profilo della prevedibilità, quel comportamento addebitato” al capo “potesse sfociare nelle conseguenze lesive lamentate, secondo il parametro di apprezzamento riferibile all'uomo medio, cioè ad un qualsiasi soggetto che, dotato di comuni poteri percettivi e valutativi, intenda doverosamente prefigurarsi la gamma delle possibili conseguenze del suo agire e sia, perciò, indotto ad attivare i suoi conseguenti poteri inibitori”.

Cosa prevede la legge

La rilevanza penale data al caso costituisce un precedente significativo. L’orientamento prevalente seguito dalla Giurisprudenza negli ultimi tempi, infatti, sembrerebbe indirizzato verso una crescente severità nei confronti dei casi di mobbing, sebbene non ci sia ancora una vera e propria legge a disciplina della materia come nel caso dello stalking.

La Suprema Corte non ha confermato la condanna penale solo perché, come già detto, era intervenuta la prescrizione del reato ma di fronte al mobbing il Giudice si è pronunciato sia sotto l’aspetto civile (risarcimento danni), sia sotto l’aspetto penale, configurando il reato di lesione colpose.

Sono in molti però ad auspicare a questo punto una disciplina specifica in materia. Regole chiare, infatti, consentirebbero una maggiore tutela, da un lato e permetterebbero alle vittime di conoscere i tipi di tutela a loro disposizione.


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.

Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.