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Lavoro

Il mercato del lavoro ai tempi della crisi


I numeri e le tendenze dell’occupazione all’italiana


FTAOnline News, Milano 27 Nov 2008 - 11:07

L’Italia del lavoro stenta ad emergere. Questo quanto rilevato dall’ultima indagine Isfol che evidenzia come nonostante il numero di occupati abbia raggiunto il suo massimo storico nel 2007, raggiungendo quota 23 milioni, rallenti la progressione di crescita dell'occupazione. L’indagine dell’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori sui processi evolutivi e le principali tendenze dei sistemi del lavoro, dell'istruzione e formazione e delle politiche sociali, evidenzia una significativa crescita occupazionale. Ad aggravare il quadro anche il recente rapporto globale sui salari dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) secondo cui milioni di lavoratori in tutto il mondo rischiano di veder tagliati i loro salari nel 2009. Dopo un aumento dello 0,8% nel 2008, i salari dei paesi industrializzati potrebbero - recita il rapporto - calare mediamente dello 0,5% nel corso del prossimo anno. E nella migliore delle ipotesi, stando ai dati di novembre del Fondo monetario internazionale, su scala globale i salari potrebbero crescere dell'1,1% nel 2009, contro l'1,7% dell'anno in corso.

2008 da dimenticare

Tra il secondo semestre del 2007 e i primi sei mesi del 2008 "aumenta in misura preoccupante il numero di disoccupati - dice l'istituto - con il relativo tasso che si attesta al 6,7%, specie nel Sud, vale a dire 1,3 punti in più dello stesso periodo dell'anno precedente. E torna purtroppo a crescere anche il tasso di disoccupazione giovanile che supera nuovamente il 20%".

Il tasso di occupazione è sempre lontano dagli obiettivi di Lisbona e di molto inferiore alla media dei paesi Ue: nel 2007, infatti, è pari al 58,7% contro il 65,4%. Questo dato è la sintesi tra il forte ritardo delle regioni meridionali (46,5%) e i tassi superiori alla media europea del Nord, intorno al 67%. Il gap tra Nord e Sud, dunque, si accresce. Anche in termini di aumento dell'occupazione, che nel 2000-2007 segna un +4,7% nel Mezzogiorno rispetto al 9,9 del Nord-Ovest, all'8,9 del Nord-Est e addirittura al 16,8% del Centro.

Divario Nord-Sud

Nello stesso periodo le regioni meridionali hanno avuto un calo molto consistente della disoccupazione (-44% contro il 29,6 del Nord-Est, il 19,2% del Nord-Ovest e il 26,4% del Centro). Ma oltre al permanere di un forte gap con il resto d'Italia (il relativo tasso dell'11% è quasi doppio rispetto a quello medio nazionale), questo andamento appare favorito, osserva l'Isfol, dal cosiddetto effetto scoraggiamento, dietro cui solo in parte si cela il lavoro nero. Nel Mezzogiorno la percentuale degli inattivi è cresciuta in quello stesso periodo dell'8,1%, varcando la soglia dei dieci milioni di persone. Nel Nord-Ovest e Nord-Est l'incremento è stato rispettivamente di appena lo 0,3% e l'1,7%.

Lavoro in “rosa”

La crescita complessiva a livello nazionale è trainata dalla componente femminile, sebbene si registrino segnali di rallentamento. Le donne continuano comunque a rappresentare un segmento debole del mercato del lavoro, rappresentando poco meno del 40% degli occupati. Tra tutte coloro che risultano occupate nel 2007 solo il 26,4% era in cerca di lavoro nel 2006, rispetto a un valore del 35,4% relativo alla componente maschile. E tra le inattive del 2007 ben il 7,6% aveva un lavoro l'anno precedente (contro il 4,1% degli uomini), mentre le disoccupate erano il 44,4% (rispetto al 32,8% degli uomini). A essere penalizzati sono anche i giovani. Tra i 15-24enni il tasso di occupazione non raggiunge il 25% e risulta in calo rispetto al 2000; gli inattivi sono invece aumentati di circa il 10%.

 


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