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Lavoro

Maternità e lavoro: tra luci e ombre


Per le mamme-lavoratrici critici solo i primi due anni (a patto di rinunciare alla carriera)


FTAOnline News Milano 25 Gen 2011 - 11:01

Nell’Italia di oggi, alle prese con una congiuntura economica non brillantissima, è possibile per una donna conciliare famiglia e lavoro? Due diverse ricerche – una della Banca d’Italia e l’altra effettuata da Regus, società leader nell’offerta di soluzioni per gli spazi di lavoro – aiutano a rispondere al quesito. Secondo quanto emerge dai due studi, la maternità rende effettivamente problematico il rapporto con il mondo del lavoro, ma ci sono buone probabilità che – trascorso qualche tempo dalla nascita del pargolo – le difficoltà si livellino e per le mamme-lavoratrici tutto (o quasi) rientri nella norma.

 

Mamma e cerchi un lavoro? Può essere complicato

Per le donne le cattive notizie arrivano soprattutto dalla ricerca svolta da MarketingUk per conto di Regus. Tra agosto e settembre 2010, nell’ambito del progetto di studio, oltre 10mila contatti del database globale di Regus (1 milione di personale aziendale a livello globale, rappresentativo di dirigenti e imprenditori di tutto il mondo) sono stati intervistati per verificare la loro intenzione di assumere mamme che lavorano o che ritornano a lavorare.

 

Stando alle risposte fornite da imprenditori e dirigenti, il 2011 non promette nulla di buono alle neomamme e alle donne in dolce attesa: rispetto all’anno scorso, infatti, la percentuale di aziende intenzionate ad assumere un maggior numero di “mamme lavoratrici” è crollata di un quinto, riducendosi dal 44% del 2010 al 36% odierno.

 

Questi i numeri su scala internazionale, mentre in Italia la situazione sembra essere ancora più difficile. In base ai dati relativi al nostro Paese, infatti, solo il 28% delle aziende ha dichiarato di volere coinvolgere nei suoi progetti per l’immediato futuro un maggior numero di mamme (il 36% pensa di assumere personale).

 

A tarpare le ali delle mamme sono soprattutto le preoccupazioni dei datori di lavoro. I risultati dell’indagine Regus, infatti, affermano che il 36% di dirigenti e imprenditori teme che le mamme lavoratrici mostrino meno impegno e flessibilità rispetto agli altri dipendenti (in Italia si dimostra preoccupato di tale aspetto il 45% degli imprenditori). Altra paura diffusa tra i datori di lavoro (manifestata dal 33% del campione a livello internazionale e addirittura dal 46% su scala italiana) è che a una prima gravidanza possa succederne una seconda in breve tempo, lasciando nuovamente scoperta una posizione di lavoro. Nel 24% dei casi, poi, le neomamme sono “accusate” di non avere capacità professionali adeguate.

 

Non tutto è negativo

Tuttavia, esistono anche statistiche che invitano le mamme lavoratrici a non disperare. Sempre il rapporto Regus, infatti, attesta che un buon numero di dirigenti e imprenditori sa apprezzare l’apporto che le mamme sono in grado di offrire sul lavoro. Tra quanti sono stati coinvolti nell’indagine, infatti: “il 56% crede che le mamme offrano qualità difficili da trovare sul mercato attuale e il 57% dichiara di apprezzare le mamme che tornano a lavorare in quanto offrono esperienza e capacità migliori senza chiedere stipendi troppo alti”.

 

Eguali segnali di speranza arrivano anche dallo studio condotto sull'Indagine dei bilanci delle famiglie della Banca d'Italia datato 2008 da Concetta Rondinelli e Roberta Zizza, due economiste della banca centrale.

 

Secondo quanto osservato dalle due studiose, è possibile affermare che sul lungo periodo la maternità non ha alcun effetto negativo sulla vita lavorativa di una donna. Dai dati, infatti, emerge che le mamme scontano evidenti svantaggi sul lavoro nei primi due anni di vita del figlio, ma anche che – superata questa soglia – non avranno nel trovare lavoro più difficoltà di quante ne abbiano le donne senza figli.

 

In sostanza, l’età del bambino rappresenta la variabile discriminante: un figlio al di sotto dei 23 mesi riduce (anche se non significativamente) la probabilità di una donna di avere un'occupazione retribuita, mentre nel lungo periodo "la presenza di bambini sembra avere per le madri un leggero effetto di spinta verso il mercato del lavoro", dato che "vi sono fattori non osservabili, quali le preferenze, il talento, le ambizioni, che influenzano sia le decisioni riproduttive sia quelle di lavoro" (impressioni che trovano conferma nei dati dell’indagine Regus).

 

Problemi irrisolti

Se la maternità non è dunque uno scoglio insuperabile sulla strada della ricerca del lavoro, rimane però un ostacolo non indifferente per le donne che non mirano solo a uno stipendio fisso, ma aspirano anche a una carriera di buon profilo. Dall’analisi dei dati della Banca d’Italia, infatti, emergono “indizi di un effetto negativo della maternità sulla qualità del lavoro posseduto (qualifica occupazionale, tipo di contratto, orario di lavoro)".

 


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