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Lavoro

Il tempo indeterminato è per stranieri


Per gli stranieri lavoro fisso, ma paghe più basse.


FTAOnline, Milano 17 Feb 2012 - 15:30

Non è tanto discriminazione alla rovescia, quanto diversa disponibilità ad accettare determinati tipi di lavoro. Una ricerca della Fondazione Leone Moressa rivela che, in tempi di crisi, in Italia a godere di contratti di lavoro stabili sono più i lavoratori stranieri che quelli italiani. Dietro questa dinamica occupazionale, però, non ci sarebbe alcun mistero, ma semplicemente la maggior disponibilità degli immigrati a svolgere mansioni meno qualificate, talvolta con orari faticosi e stipendi più bassi pur di ottenere un minimo di stabilità lavorativa.

Il lavoro a tempo indeterminato non parla italiano

Il posto fisso, insomma, non parla italiano. Secondo i dati raccolti dalla Fondazione Moressa, il contratto a tempo indeterminato regola i rapporti professionali del 64% dei lavoratori stranieri e riguarda, invece, solo il 53,3% dei dipendenti italiani. Da segnalare, inoltre, come in caso di licenziamento gli stranieri incontrino meno difficoltà degli italiani a trovare un nuovo lavoro, rimanendo senza occupazione per 12,3 mesi anziché per 17,3.

Succede, così, che la disoccupazione colpisca soprattutto gli italiani. Nel primo trimestre 2011, prosegue la sua analisi la Fondazione Leone Moressa concentrandosi sulla fascia di popolazione di età compresa tra i 15 e i 30 anni, è risultato occupato il 44,5% degli stranieri (455mila in termini assoluti) contro il 32,5% degli italiani.

Anche in questo caso, tuttavia, è risultato evidente come la realtà occupazionale vari a seconda del territorio preso in considerazione: in Veneto, per esempio, tra gli italiani under 30 la disoccupazione è al 10,7% mentre tra gli stranieri è al 19,9% e numeri simili si riscontrano nelle Marche (con un tasso di disoccupazione al 12,9% per gli italiani e al 22,2% per gli stranieri).

Impossibilità di rifiutare lavoro

Una lettura disattenta dei numeri potrebbe portare a pensare che l'Italia sia il Paese del Bengodi per gli immigrati, ma non è così. La loro fortuna sul mercato del lavoro è in realtà causata da una maggior debolezza: il più elevato grado di flessibilità degli stranieri è indotto dalla necessità del lavoro per motivazioni legali e sociali.

Se lavorano di più e con contratti più stabili rispetto agli italiani, gli stranieri accettano anche condizioni lavorative più svantaggiate: il 36% è sottoinquadrato contro il 27,7%; gli stipendi sono mediamente più bassi e gli orari di lavoro più disagiati.

In sostanza, i lavoratori immigrati accettano ogni lavoro, perché sono costretti a non rifiutarlo. La necessità di avere un lavoro per rinnovare il permesso di soggiorno, la mancanza di sostegno da parte della rete parentale e il disagio economico spingono gli stranieri ad accettare stipendi più bassi, ma sicuri e mansioni meno qualificate. Sulle loro spalle, insomma, grava la soddisfazione della domanda di lavoro dal basso profilo che continua a essere espressa dal sistema produttivo, economico e sociale italiano e in cui gli italiani non si vogliono più impegnare.


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