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Lavoro

Lavoro: la laurea ha ancora valore?


I laureati guadagnano di più, ma il titolo paga meno rispetto al passato.


FTAOnline News, Milano 09 Giu 2011 - 10:16

Quanto vale il titolo di studio in Italia? Secondo i dati comunicati dall’Isfol su uno studio realizzato dal progetto di ricerca dell’istituto guidato da Sergio Trevisanato sui rendimenti dell’istruzione nel mercato del lavoro, nel nostro Paese il titolo di studio vale meno che negli altri Paesi europei, ma i nostri laureati guadagnano di più rispetto ai diplomati e raggiungono tassi di occupazione più elevati.
Vediamo nel particolare la situazione lavorativa per i diplomati e per i laureati.

Diplomati

In Italia, chi cerca lavoro come diplomato e quindi subito dopo avere terminato le scuole superiori (in media intorno ai 19-20 anni), ha maggiori possibilità di trovare un impiego rispetto ai laureati. Inoltre, entrando sul mercato del lavoro mediamente 5 anni prima rispetto ai laureati, i diplomati hanno un tasso di occupazione più elevato dei laureati fino ai 34 anni di età. Dopo i 34 e fino i 44, invece, il tasso di occupazione dei laureati supera quello dei diplomati di quasi 7 punti.

 

Per quanto riguarda i tipi di diploma che garantiscono maggiori occupazioni, i giovani in possesso di un diploma tecnico o professionale trovano facilmente un’occupazione nella fascia di età compresa tra 20 e 29 anni. Coloro che invece sono in possesso di un diploma da liceo linguistico, classico o scientifico tendono a proseguire gli studi in misura maggiore rispetto agli altri diplomati e questo spiega il loro minore tasso di occupazione.

 

Stipendi
In media i diplomati guadagnano 1.261 euro al mese, cifra che tra i 55 e i 64 anni di età aumenta di circa 500 euro mensili (circa 1.524 euro al mese).


Laureati
L’età al primo ingresso al lavoro dei laureati, oltre ad essere mediamente più alta di cinque anni rispetto ai diplomati, è anche assai più variabile: i laureati con laurea triennale iniziano la ricerca tra 22 e 23 anni, quelli con laurea specialistica non prima dei 24 anni e coloro che proseguono il percorso formativo post-laurea si affacciano sul mercato del lavoro intorno ai 27 28 anni. I giovani che conseguono un titolo di istruzione universitario, generalmente ottengono risultati migliori rispetto ai diplomati e sul lungo riescono a rimanere più facilmente occupati di quanto non riescano i diplomati. Fino ai 34 anni, il tasso di occupazione è migliore per i diplomati piuttosto che per i laureti ma se si va a misurare lo stesso dato nella fascia da 35 a 44 anni, quello dei lavoratori in possesso solo della maturità si ferma all’80,8%, mentre i laureati fanno registrare un sensibile incremento fino a quota 87,6% . Tuttavia il divario si è ridotto nel tempo e l’investimento nella laurea - afferma l’Isfol - paga meno sia rispetto al passato che rispetto agli altri paesi comunitari.

Per quanto riguarda il tipo di laurea: tra i 25 e 34 anni di età hanno alti tassi di occupazione coloro che si sono laureati in medicina, seguiti dal ramo chimico-farmaceutico e dagli ingegneri. In generale tutte le discipline di tipo scientifico hanno un buone prospettive sul piano dell’occupabilità. Non va molto bene per le lauree umanistiche: laurea in lettere, arti e musica sono caratterizzate da una difficile collocazione sul mercato a causa di  un eccesso di offerta di laureati.

 

Stipendi

I laureati guadagnano di più rispetto ai diplomati e raggiungono tassi di occupazione più elevati. Il divario retributivo dei laureati rispetto ai diplomati - riferito ai soli lavoratori dipendenti - è pari ad oltre il 16 % sia nella classe di età compresa tra 15 e 24 anni che tra 25 e 34 anni, per poi aumentare sistematicamente nel corso della carriera lavorativa. In media un laureato percepisce 1.626 euro ma tra i 55 ed i 64 di età un laureato può arrivare a guadagnare  2.066. euro al mese.

 

All’estero

Quanto vale la laurea in Italia rispetto agli altri Paesi?

I tassi di occupazione dei laureati italiani sono inferiori di 6 punti percentuali rispetto alla media comunitaria, di oltre 10 punti rispetto alla Germania, di 4 punti rispetto alla Francia e di oltre 7 punti rispetto al Regno Unito. Nel confronto con i Paesi nordeuropei come la Svezia, l’Olanda e la Norvegia il divario nei tassi di occupazione dei laureati supera addirittura i 10 punti percentuali.


Il divario con il diploma si è ridotto

Col tempo però, va detto, che il divario tra laurea e diploma si è ridotto nel tempo e l’investimento nella laurea ha perso appeal sia rispetto al passato sia nel confronto con gli altri Paesi comunitari. Nel 2000 il tasso di occupazione dei laureati in Italia era pari all’81%, a fronte dell’82,4% dell’Unione a 15 Paesi. Nel 2010, lo stesso tasso occupazionale è rimasto uguale per la media comunitaria (82,3 %) mentre in Italia ha perso 4,6 punti percentuali.


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