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Lavoro

Lavoro: in Italia è boom del “made in China”


Tra il 2002 e il 2010 in Italia le imprese cinesi sono cresciute del 150%.


FTAOnline News 22 Set 2011 - 12:35

Le uniche a non conoscere la crisi sembrano essere le imprese cinesi in Italia che continuano a crescere accanto alla crescita demografica degli asiatici nel nostro Paese.
Crescono anche le imprese italiane guidate da cinesi che nel periodo 2002- 2010 sono cresciute del 150,7%

Bisogna prestare tuttavia attenzione alla moltitudine di imprese che eludono gli obblighi in materia fiscale, contributiva e in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’imprenditoria cinese vola

In una Italia segnata dalla crisi, l’imprenditoria cinese non solo non ha accusato il colpo ma è addirittura cresciuta a ritmi vertiginosi. Secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre alla fine del 2010 le imprese cinesi hanno superato le 54.000 unità con una crescita che, rispetto al 2009, è stata del 8,5%. Numeri assolutamente in controtendenza rispetto alle imprese italiane che sono invece diminuite dello 0,4%.

Crescono non solo le nuove imprese ma anche le imprese italiane guidate da imprenditori cinesi: tra il 2002 e il 2010 la loro presenza nella penisola italiana è cresciuta del +150,7% e in alcune regioni meridionali come Molise, Calabria e Basilicata, i ritmi sono addirittura quadruplicati fino a toccare punte del 400%. In termini assoluti la maggior concentrazione di imprenditori cinesi si trova in Lombardia (10.998), seguono i colleghi che lavorano in Toscana (10.503) e quelli che hanno scelto il Veneto come regione in cui avviare l’impresa (6.343).

Per quanto riguarda l’incidenza degli imprenditori cinesi sul totale dell’imprenditoria straniera presente in  Italia si scoprono percentuali interessanti. Se la presenza cinese rispetto ad altre realtà a livello nazionale è all’8,6%, in Toscana, si arriva a toccare il 18,2 %, in Veneto il 10,9 %, in Emilia Romagna il 9, 4% e nelle Marche l’8,8%.

Quali i settori

Quali sono i settori dove si avverte di più l’incidenza dell’imprenditoria cinese? Si registra una concentrazione particolarmente forte nel commercio (39,5%) e nel manifatturiero (30,6%). Di questi ultimi ben il 94,5% (pari a 15.618 imprenditori) sono occupati nel tessile, nell’abbigliamento, nelle calzature e nella pelletteria. Significativa la presenza anche nel settore alberghiero, dei bar e della ristorazione: le attività condotte da titolari cinesi sono più di 10mila unità.


Perché un fenomeno così in crescita

Le ragioni di un tale successo imprenditoriale non vanno solo cercate nella “voglia di fare” dei cinesi che sicuramente conta molto, ma  bisogna dire che la loro scalata è anche dovuta dal fatto che molte loro attività riescono ad abbattere i costi di produzione perché spesso operano in condizioni di illegalità, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di lavoro, “eludendo gli obblighi fiscali e contributivi, le norme di sicurezza e senza nessun rispetto dei più elementari diritti dei lavoratori occupati”. Una forma di concorrenza sleale che in alcune aree del paese sta creando non pochi problemi e - spiegano dalla Cgia - “ha messo fuori mercato intere filiere produttive e commerciali di casa nostra”.

Bisogna comunque sottolineare che in parte la responsabilità di questa situazione è di imprenditori italiani che spesso offrono commesse a questi laboratori cinesi che lavorano, proprio per l’elusione di alcuni costi, a prezzi molto bassi.


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