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Lavoro

Quando il social network diventa assenteismo


Cosa accade quando l'utilizzo del social network invade la sfera lavorativa?


FTAOnline News Milano 28 Mar 2011 - 16:29

Il vertiginoso aumento di popolarità di Facebook lo conferma come numero uno tra i social network non solo tra i più giovani. Ma quando l'utilizzo del social network per tenersi in contatto con amici prorompe dalla sfera del tempo libero per invadere quella lavorativa? In questi casi, già ribattezzati col nome di "assenteismo virtuale",  può scattare anche il licenziamento.

Secondo un articolo de "Il sole 24 Ore" da quando le interferenze tra social network e rapporto di lavoro sono sempre più frequenti alle aziende conviene adeguare le proprie policy. Come? Dettando regole chiare per il loro utilizzo.

 

Quali sono i metodi più utilizzati?

 

Vietare l'accesso dal posto di lavoro

Secondo quanto riportato dall’articolo il blocco preventivo è ben accetto anche dal Garante, che nelle linee guida del 1° marzo 2007, lo considera preferibile a controlli successivi, possibili ma più difficili in quanto ne può derivare un'invasione della privacy del lavoratore a causa del trattamento di dati personali anche sensibili. Benvenuti quindi, anche dalla normativa, ai filtri preventivi volti a bloccare l'accesso  a determinati siti dal server aziendale.

 

La Regolamentazione dell'accesso

Il datore di lavoro può anche decidere di razionalizzare le possibilità di accesso a determinate fasce orarie (ad esempio la pausa pranzo) o avvisando i propri dipendenti di limitarne l'utilizzo in certe ore.

 

Il compromesso

Una via alternativa ulteriore potrebbe essere quella di bloccare con dei filtri l'accesso dal server aziendale e rendere disponibili alcune postazioni attraverso cui è possibile l'accesso ai network fissando limiti di tempo o determinate fasce orarie.

 

Social network: pubblico o privato?

Una volta risolto il quesito legato all'utilizzo dei social network sul posto di lavoro (si tratta di tempo sottratto all'attività lavorativa) resta da sciogliere il nodo sulla natura del social network: è pubblico o privato?

Il problema assume una forte rilevanza nel caso della diffusione di commenti non proprio positivi sull'azienda o il datore di lavoro.

Alle aziende conviene chiarire ai propri dipendenti che i social network rappresentano un ambiente pubblico o semi-pubblico. Il diritto di critica del lavoratore incontra perciò dei limiti nell'ambito di quanto stabilito dalla Cassazione che fa riferimento agli "obblighi di collaborazione e fedeltà" del dipendente.  Attraverso i social network non solo possono essere messi in atto atteggiamenti denigratori potenzialmente lesivi per l'azienda e il datore di lavoro ma anche pubblicate notizie aziendali sensibili e riservate. Lo stesso discorso vale nel confronto dei colleghi in quanto il dipendente nell'utilizzo dei social network deve astenersi da comportamenti lesivi della reputazione di questi ultimi, discriminazioni e mobbing.


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