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Lavoro

Lavoro nero, una questione di mafia?


Nuovo progetto “In Regola” per l’emersione e la legalità nel mondo del lavoro


FTAOnline, Milano 16 Ott 2009 - 13:05

Porta la duplice firma del ministero del Lavoro e dell’Ires il rapporto stilato sulle connessioni tra le mafie e il lavoro nero in Italia “In Regola”. Un report che immortala lo status quo in Italia dell’emersione, della sicurezza sul lavoro e dell’illegalità a livello nazionale e regionale raccogliendone i dati in un volume.

Oltre a comprendere un’analisi accurata del coinvolgimento mafioso nella grave situazione del mercato del lavoro italiano, il progetto prevede anche una fase divulgativa per aumentare la soglia di consapevolezza dei cittadini. Una parte importante dell’iniziativa è infatti affidata alla comunicazione che prevede anche la proiezione di un reportage firmato da Nevio Casadio girato in cinque città italiane (Milano, Napoli, Roma, Bari e Venezia) con storie imperniate sul mondo del lavoro precario e sull'intreccio esistente tra scarsa sicurezza sul lavoro e infortuni.

I numeri dell’economia sommersa

“L’Italia, si legge nell’indagine Ires pubblicata nell’ambito del progetto ‘In Regola’, è un paese dove l’economia sommersa ha raggiunto una dimensione che si attesta tra il 17% e il 19% del Pil. Questo livello percentuale, almeno doppio rispetto ai paesi europei più avanzati, significa che in Italia la ricchezza sottratta al sistema fiscale e contributivo oscilla tra i 240 e i 270 miliardi di euro che secondo stime del ministero dell’Economia corrisponde ad una perdita di gettito superiore ai 100 miliardi di euro l'anno, ossia, più del 15% del totale delle entrate fiscali oggi raccolte”.

Il fenomeno del sommerso, stando all’indagine, si starebbe caratterizzando come strutturale.

“Secondo dati Istat – continua il rapporto - nel 2005 l’economia sommersa riguarda 5.544 mila attività lavorative svolte in modo irregolare, pari a 2.951 mila occupati a tempo pieno. Questi numeri dicono che l’irregolarità coinvolge oggi oltre il 12% del totale degli occupati”.

Settori e regioni “in nero”

I dati denunciano una netta disparità tra Nord e Sud Italia evidenziando come da un’analisi quantitativa risulti che è proprio il Sud la principale responsabilità del lavoro irregolare in Italia. Le cifre per macroarea attribuiscono infatti il 45% delle unità di lavoro irregolari al Sud contro una quota del 18% al Centro e del 37% al Nord.

(In)sicurezza sul lavoro

Sommerso è anche sinonimo di maggiori incidenti sul lavoro e ogni settore porta la sua croce. Stando sempre ai dati Ires il rischio è più elevato è quello dei settori dell'agricoltura (in Italia, 59,5 infortuni ogni 1000 addetti nel 2008) e dell’industria (52,8), mentre è inferiore per quelli dei servizi (29,2). Ad incidere consistentemente sul tasso di infortuni sarebbe anche la dimensione aziendale, che se di carattere familiare o artigianale presenta una maggiore esposizione.

Le nuove vesti della mafia

Dismessi gli abiti di una Sicilia di inizio secolo la mafia oggigiorno è perfettamente integrata e mimetizzata nel tessuto sociale locale di tutte le regioni italiane. Tant’è vero che nel presentare la ricerca sulla provincia di Milano, la professoressa Aurora Magni ha sottolineato che il capoluogo lombardo è la terza provincia per lavoro sommerso, dopo Napoli e Roma, con 200.000 lavoratori in nero”.

Nella presentazione della relazione d’inchiesta sulla ’ndrangheta prodotta dalla Commissione antimafia nel 2008, la docente evidenzia che i 20.000 cantieri edili presenti in provincia suscitano un fortissimo interesse da parte della criminalità organizzata, i cui obiettivi ora sarebbero “l’alta velocità, l’autostrada A4, l’Expo 2015”.


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