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Lavoro

L’Europa licenzia il lavoro illegale


In fase di approvazione misure sanzionatorie per i datori di lavoro.


FTAOnline, Milano 12 Feb 2009 - 10:13

Inizia la crociata europea alla clandestinità. E’ infatti imminente la votazione al Parlamento europeo sull’introduzione di sanzioni ai datori di lavoro che impieghino personale clandestino.

Sanzioni

Le pene previste sono commisurate alla gravità delle violazioni ed in particolare saranno introdotte  sanzioni:

  1. pecuniarie (con l’inclusione dei costi dell’eventuale rimpatrio),
  2. amministrative (ritiro della licenza di esercizio)
  3. penali per alcuni casi estremamente gravi.

Il tutto è contenuto in una proposta di direttiva che l’assemblea di Strasburgo è chiamata a votare, sulla base della relazione di Claudio Fava (Pse), negoziatore delle misure con il Consiglio.

Il Parlamento europeo dovrà dunque deliberare su un emendamento alla direttiva vigente che stabilisca su tutto il territorio degli stati membri norme minime comuni per sanzionare i datori di lavoro che impiegano personale privo del permesso di soggiorno. Questo, anzi, dovrà essere sempre richiesto al momento dell’assunzione di personale extra comunitario, così come la presenza del neo assunto dovrà essere notificata alle autorità di ogni singolo stato membro.

Datore di lavoro al centro

In forza alla direttiva, si legge nella relazione dibattuta a Strasburgo, gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie affinché i datori di lavoro che impiegano manodopera extra-comunitaria illegale “siano passibili di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive”. Si va dalle sanzioni finanziarie che aumentano a seconda del numero di cittadini di paesi terzi impiegati illegalmente fino al pagamento dei relativi costi di rimpatrio. La “multa” potrebbe poi essere aggravata dall’obbligo di dover pagare la retribuzione arretrata e un importo pari alle tasse e i contributi previdenziali che si sarebbero dovuti versare.

Il datore di lavoro “colpevole” di aver dato lavoro a immigrati clandestini può poi essere vittima anche di sanzioni amministrative, come l’esclusione dal beneficio di sovvenzioni o aiuti pubblici, fino ad arrivare alla chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti in cui ha avuto luogo la violazione, o il ritiro temporaneo o permanente della licenza d’esercizio dell'attività economica in questione. Resta salva la possibilità degli stati membri di esonerare da queste sanzioni il datore di lavoro che sia una persona fisica che ha assunto a fini privati.

In casi particolarmente gravi (sfruttamento, alto numero di impiegati illegali, reiterazione del comportamento, casi di tratta di esseri umani o impiego di minori) le sanzioni potranno essere anche di natura penale che, per gli eurodeputati dovrà essere “effettiva, proporzionata e dissuasiva”.

La direttiva rivista però impone alcuni obblighi anche in capo ai singoli stati membri, a partire dal rendere disponibili meccanismi efficaci per consentire ai cittadini di paesi terzi impiegati illegalmente di presentare denuncia contro i loro datori di lavoro o dall’effettuare “ispezioni efficaci ed adeguate sul loro territorio” per controllare l'impiego di cittadini di paesi terzi in posizione irregolare.

 


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