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Lavoro

Lo Stato dell'Occupazione in Italia e in Europa


Il fronte occupazionale all’interno dell’Unione sembra essere migliorato negli ultimi mesi, l'Italia invece ha registrato una frenata negli ultimi 8 anni


03 Apr 2008 - 11:51

Stando al rapporto del Lisbon Council sulle 14 principali economie europee, nonostante il rallentamento congiunturale il fronte occupazionale all’interno dell’Unione sembra essere migliorato negli ultimi mesi. Quasi sette europei su dieci avrebbero infatti un impiego.

In crescita al 66% il tasso di occupazione del vecchio Continente non sembra aver contagiato l'Italia, che rimane agli ultimi posti rispetto agli obiettivi di Lisbona sul lavoro.

Guidano la classifica d’Europa Finlandia, Irlanda e Danimarca mentre l’Italia si assesta sulle ultime posizioni per quanto concerne la quota di occupati, la produttività del lavoro e il tasso di laureati impiegati.

Quelle che hanno fatto i migliori progressi nell’ultimo anno sono la Germania e il Regno Unito. Undici sono le economie che hanno mostrato una produttività del lavoro superiore a quella statunitense, soprattutto grazie all’impiego di figure ad elevata competenza.

La situazione italiana

L’Italia invece, lontana ancora da molti parametri fissati a Lisbona, ha registrato una forte frenata negli ultimi otto anni. Tra il 1990 e il 1999, il tasso di crescita della produttività del lavoro nel nostro Paese è stato infatti dell'1,5%, regredito ad uno 0,4% tra il 2000 e il 2007, registrando un calo del tasso di crescita in termini percentuali del 72,9%.   Questi sono solo alcuni dei dati contenuti nel rapporto Cer (Centro Europa Ricerca) 2008 dedicato alla strategia di Lisbona. Stando all’indagine in Europa il mercato del lavoro sarebbe "divenuto più flessibile nelle fasce a basso salario: ciò avrebbe aumentato l'occupazione ma a scapito della produttività". E tra i Paesi Ue, l'Italia è quello "con la peggior performance in questo senso".

Registra una significativa battuta d’arresto anche la crescita del reddito pro capite: tra il 1990 e il 1999, il tasso di crescita è stato dell'1,38%, mentre tra il 2000 e il 2007 è stato dello 0,79% (con un differenziale di crescita in termini percentuali del 42,8%).

Sul fattore reddituale il forte rallentamento degli ultimi tempi ci colloca agli ultimissimi posti davanti solo, nell'Europa a 27, da Malta e Portogallo.

Il segnale torna invece positivo per il tasso di crescita dell'occupazione (negli anni Novanta il tasso è stato del -0,2%; nei successivi otto anni è stato dello 0,4%, con un incremento del tasso di crescita in termini percentuali del 342,3%) . Ma come per gli altri paesi Ue, "le imprese hanno assunto persone la cui produttività marginale è stata inferiore alla media. Ciò concorda con l'ipotesi che il mercato del lavoro sia diventato più flessibile all'estremità inferiore". 

Cosa succede oltre confine

Nel rapporto “2008 European Growth and Jobs Monitor” del Lisbon Council contenente le performance delle principali quattordici economie europee, detiene la pole position occupazionale il nord d’Europa con Finlandia e Irlanda. Entrambe le economie mostrano infatti ottime performance su cinque dei sei indicatori (crescita economica, produttività del lavoro, tasso di occupazione, impiego di laureati, investimenti orientati alla crescita e sostenibilità della spesa pubblica). Al terzo posto c’è la Danimarca che ha mostrato in quest’ultimo anno una flessione nel tasso di crescita.

Quanto al numero di posti di lavoro, l’Olanda, la Svezia e la Danimarca sono i paesi che hanno mostrato i migliori risultati. Tutti e tre i paesi hanno raggiunto subito gli obiettivi di Lisbona e oggi superano il 75% della popolazione attiva. Seguita da Austria, Finlandia, Irlanda, Germania e Regno Unito, tutte sopra il 70%. A fare il maggiore passo in avanti è stata la Spagna crescendo dal 2000 a oggi di oltre dieci punti percentuali arrivando ora al 66%. Danimarca e Svezia mostrano anche i migliori parametri per quanto riguarda l’occupazione femminile e quella dei lavoratori “maturi”.


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