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Lavoro

Il lavoro arriva dalle imprese familiari


Tra il 2007 e il 2009, dipendenti cresciuti del 12%


Ftaonline News, Milano 09 Dic 2011 - 17:29

Il mondo dell'impresa, in Italia, è da sempre contraddistinto da una miriade di aziende a carattere familiare. Anche nell'attuale contesto di difficoltà economica, il tessuto delle imprese a conduzione familiare dimostra tutta la propria importanza per la società italiana, proponendosi come il migliore tra i settori produttori quanto a capacità di mantenimento dei livelli di occupazione. A rivelarlo è l'Osservatorio AUB condotto dall'Università Bocconi in collaborazione con AidAF (Associazione italiana delle aziende familiari), gruppo UniCredit e Camera di Commercio di Milano.

C'è crisi? Le imprese famigliari assumono

Crisi o non crisi, le aziende familiari hanno dato il loro contributo al mantenimento dei livelli occupazionali. Secondo quanto riscontrato dall'Osservatorio AUB, infatti, nell'ultimo periodo i dipendenti delle  imprese familiari sarebbero aumentati del 12%, a fronte di un calo del 10% riscontrato nei gruppi controllati dallo Stato e di una contrazione dell'occupazione pari al 4% per quanto riguarda le multinazionali.

 

L'indagine ha preso in considerazione le aziende italiane con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro (6.816 imprese), soffermandosi sulle caratteristiche delle aziende a controllo familiare che rappresentano il 57% delle medio-grandi imprese italiane. Nel dettaglio, lo studio evidenzia che nel periodo 2007-2009 le imprese familiari hanno accresciuto il numero dei loro dipendenti del 12,1%, un risultato considerevolmente migliore rispetto a quello fatto segnare da cooperative e consorzi (+3%) e coalizioni (+2%). Su una lunghezza d'onda completamente differente – e in maniera negativa – sono i dati sull'occupazione nelle multinazionali (-4,2%), nelle aziende statali (-10%) e, soprattutto, nelle aziende controllate dal private equity (-14,3%).

Analizzare con cautela

Per leggere in maniera appropriata i risultati dell'indagine, occorre tuttavia tenere presente che il numero delle imprese familiari di medio-grandi dimensioni si è ridotto nell'ultimo anno di 328 unità. Se anche tali aziende, dunque, non sono immuni dalla crisi, va però notato come i dati evidenzino che le attività imprenditoriali a impronta familiare abbiano saputo reagire meglio, fornendo qualche segnale di ripresa (nel 2010, la loro crescita è stata pari al 7%).

Le difficoltà risultano evidenti anche prendendo in considerazione i numeri relativi all'indebitamento delle imprese, che in oltre la metà dei casi denunciano un rapporto tra posizione finanziaria e utile ante imposte, ammortamenti e interessi passivi al di sopra del livello di guardia stabilito (6,4% contro il 4%).

Anche in questo caso, però, la cattiva notizia è controbilanciata da due novità positive: l'incremento delle aziende con disponibilità liquide in eccedenza rispetto ai debiti finanziari (dal 16,3% del 2008 al 19,4% del 2010) e la riduzione delle aziende con Ebitda negativo (solo il 4,1%).


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