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Lavoro

Sarà davvero una rivoluzione verde?


A sgonfiare il futuro della green economy sono due ricercatori italiani


24 Mag 2010 - 18:14

La chiamano green economy e, negli ultimi tempi, la si pensa come futura panacea per molti dei mali che affliggono il pianeta. Secondo molti, infatti, la “rivoluzione verde” (incardinata sullo sviluppo del fotovoltaico e delle aziende energetiche ecosostenibili) combatterà l’inquinamento, ridurrà il consumo di risorse non rinnovabili, rallenterà i cambiamenti climatici e, come ciliegina sulla torta, risolleverà le sorti delle stanche economie di questi tempi, creando una moltitudine di nuovi posti di lavoro. Eppure c’è qualcuno che ritiene questo scenario eccessivamente ottimistico, mettendo in dubbio la reale capacità della green economy di creare occupazione.

 

Green economy? È solo verde stinto

A sgonfiare il futuro della green economy sono due ricercatori italiani, Luciano Lavecchia e Carlo Stagnaro. Lo studio “Are green jobs real jobs? The case of Italy”, firmato dai due per conto dell’Istituto Bruno Leoni, rilancia il dibattito sulle reali prospettive della riconversione ambientale dell’economia, centrando l’obiettivo sullo specifico caso italiano. In sintesi, la conclusione cui giunge la ricerca è che le fonti rinnovabili non sono uno strumento efficiente per la creazione di posti di lavoro.

 

Più lavoro con il libero mercato

Nel loro studio, i due studiosi dell’Istituto Bruno Leoni affermano che nel nostro Paese il settore dell’economia verde non è tanto efficiente quanto altri. A loro parere, infatti, per creare un posto di lavoro nell’ambito della green economy è necessario mediamente utilizzare un quantitativo di risorse che, se impiegato in altri settori, potrebbe generarne 4,8.

 

I numeri italiani

Le cifre contenute nella ricerca sono molto rilevanti. Da qui al 2020, secondo le proiezioni elaborate da Lavecchia e Stagnaro, in base ai diversi scenari, lo sviluppo dei settori eolico e fotovoltaico potrebbe creare tra 55mila e 112mila posti di lavori. Per raggiungere il massimo possibile, dovrebbero essere movimentati e impiegati finanziamenti pari a 6 miliardi di euro l’anno che, nell’eventualità fossero lasciati al mercato, genererebbero mediamente 4,8 posti di lavoro nell’economia in generale o 6,9 nell’industria.

 

Si sbagliano, il futuro è green

La tesi sostenuta dalla ricera dell’Istituto Bruno Leoni, tuttavia, non sfonda tra chi conduce analisi economiche. Così, per una voce volta a ridimensionare la green economy è possibile trovarne una che ne esalti le prospettive: quella dell’Osservatorio Energia Ires-Cgil. In un recente studio, l’osservatorio ha sostenuto che il conseguimento degli obiettivi Ue 2020 sull’energia significherebbe per l’Italia almeno 60mila posti di lavoro in più (250mila nel migliore dei casi).


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