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Lavoro

Lavoro rosa, Italia indietro


Secondo l’Istat, più figli si hanno più è difficile trovare lavoro


FTAOnline News, Milano 30 Mag 2011 - 11:32

In tempo di crisi, quando il mondo del lavoro si fa duro per tutti, è lecito abbassare la guardia sul tema dell’occupazione femminile? Nella tempesta di un sistema economico che fatica, si potrebbe essere tentati dal ritenere la disoccupazione un fenomeno cui guardare con una lente d’ingrandimento meno definita, lasciando andare i dettagli. Eppure, secondo i dati Istat, tra quanti stanno male, c’è chi sta peggio. Relativamente all’occupazione, per esempio, la questione femminile non può essere trascurata, perché l’Italia è un Paese in cui le donne faticano più del dovuto per emergere.

 

Le difficoltà delle donne al lavoro

 

Sul tema delle donne al lavoro, se si guarda al nostro Paese in un’ottica di respiro europeo, lo scenario è sconfortante, perché l’Italia – relativamente a tale parametro – è tra i fanalini di coda.

 

Secondo i dati dell’Istat, nel Belpaese il tasso di occupazione delle donne senza figli tra i 25 e i 54 anni si attesta al 63,9%, contro il 75,8% della media europea. Dati peggiori di quelli italiani sono quelli riscontrati nella sola Malta, dove l’indice di occupazione femminile non oltrepassa il 56,6%. In un paragone con i principali stati europei, l’Italia esce sconfitta senza appello: in Francia è occupato l’81,8% delle donne, mentre in Germania il tasso di occupazione femminile è il 78,8%.

 

Guardando ai dati relativi alle mamme lavoratrici, i numeri divengono ancora più significativi. In tale caso, infatti, il tasso di occupazione italiano si ferma al 59%, contro una media europea del 71,3%. Inoltre, più numerosa è la famiglia, più scende il tasso di occupazione delle mamme: in Italia, solo il 54,1% delle madri lavoratrici ha un lavoro, al cospetto di una media europea del 69,2%; se i figli sono 3, poi, la percentuale italiana si abbassa addirittura al 41,3% di loro, contro una media Ue del 54,7%.

 

Conti che non tornano

 

Qualcosa che non funziona nel mercato del lavoro italiano ci deve essere, se si considera che le ragazze – stando a quanto riporta Alma Laurea –sono il 60,1% dei laureati e, in genere, conseguono una votazione più alta rispetto agli uomini (voto medio 104,2 contro il 101,4).

 

Cosa dire, poi, del gap salariale che differenzia le buste paga di uomini e donne, con differenze che vanno dal 10 al 25% a favore degli uomini, salendo a al salire del livello di studi conseguiti. Il lavoro femminile, infine, risulta anche quello che più colpito dal fenomeno del precariato: il 60% dei precari, infatti, sono donne.


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