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Lavoro

Lavoro: tra donne e uomini il divario è evidente


Le italiane ancora discriminate sul lavoro


FTAOnline, Milano 23 Nov 2012 - 15:04

Donne e lavoro è un binomio che piace poco all’economia italiana: in base ai dati internazionali, le donne italiane soffrono ancora di discriminazione nel mondo lavoro in termini di paghe e mansioni.

Secondo i dati forniti dal Global Gender Gap report 2012 il nostro Paese è al 101° posto su 135 Paesi se si considera il parametro della partecipazione femminile all’economia e al lavoro mentre perde 6 posizioni  rispetto all’anno precedente (nel 2011 occupava la 74a posizione) nella classifica relativa alle disuguaglianze tra i sessi, posizionandosi all’80° posto.

Per dirla in breve ci sono 100 Stati davanti all’Italia dove le differenze uomo-donna sul posto di lavoro sono meno forti e dove le possibilità di fare carriera sono migliori. Sono migliori dell’Italia persino il Ghana, il Bangladesh, il Kenya e il Brasile.

Ad occupare i primi posti della  classifica del Global Gender Gap report 2012  come migliori stati ci sono Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia, Paesi dove l’emancipazione femminile non fa paura.

Dati Inps
I dati forniti dal Global Gender Gap report 2012 sono stati commentati durante il convegno "Donne al lavoro tre mosse vincenti. Pari opportunità, conciliazione dei tempi, nuovi modelli organizzativi", col patrocinio del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali con delega alle Pari opportunità. Nel corso del convegno anche i dati Insp hanno fotografato una situazione di disparità: solo un terzo della popolazione femminile fa parte della forza lavoro e l’82% dei lavoratori a tempo parziale è rappresentato da donne.

Sempre i dati Insp mostrano che a la retribuzione media annua lorda nelle aziende private è stata di 21.678 euro per le donne contro i 30.246 euro degli uomini. Il lavoro femminile appare concentrato nelle posizioni basse e intermedie: le donne sono il 57% degli impiegati e la rappresentanza femminile cala nelle posizioni più elevate. In sostanza, alle lavoratrici in rosa spettano spesso lavori di profilo inferiore e con salari peggiori rispetto a quanto accade ai colleghi maschi.Va detto, però, che nel triennio 2009-2011 si è verificata una crescita delle donne quadro dell’8,3% e delle dirigenti del 4,4%.

Aumentano però anche le operaie del 3,1% in controtendenza rispetto agli uomini. Per quanto riguarda le pensioni, il 47% dei pensionati è rappresentato da donne che però percepiscono il 34% dell’importo complessivo. Infine, alcune cifre significative: una pensionata su tre prende meno di mille euro al mese ed è notevole la differenza tra gli importi percepiti. Nel pubblico la pensione media per le donne è pari a 18.400 euro l’anno lordi, contro i 26.900 euro degli uomini.


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