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Lavoro

Donne e Lavoro


Si laureano prima degli uomini, guadagnano di meno e sono anche discriminate nella ricerca. Per le donne laureate in Italia è sempre più difficile trovare lavoro


22 Feb 2008 - 09:55

Si laureano prima degli uomini, guadagnano di meno e sono anche discriminate nella ricerca. Per le donne laureate in Italia è sempre più difficile trovare lavoro.

A dirlo una recente fotografia scattata dall’Istat sul mercato del lavoro, la quale rivela che, nel 2006, sette milioni di donne in età lavorativa risultano ancora escluse dal mercato del lavoro. Il nostro Paese si conferma al di sotto dei target europei. L’obiettivo dell’Ue è infatti quello di vedere inserite il 60% delle donne all’interno del mercato del lavoro entro il 2010, ma l’Italia risulta ferma appena al 46,3% con profondi dislivelli tra Nord e Sud del paese dove i dati sono ancora più preoccupanti. Nel Mezzogiorno, infatti, il tasso di occupazione delle donne di età compresa fra i 25 anni e i 34 è appena del 34,7% contro il 74,3% del nord. Va meglio nel settore pubblico dove però le alte cariche sono lottizzate dal sesso cosiddetto forte, con ministre e sottosegretarie al 20%, e le deputate al 17%.

Il dato peggiora se si considerano le percentuali di donne inserite nei CdA aziendali.

In Europa, secondo un recente convegno organizzato da Mckinsey, solo l’11% dei membri di consigli di amministrazione è rappresentato da donne. Il primato di “quote rosa” nei board aziendali spetta alla Norvegia con un 32% mentre il Lussemburgo si guadagna la maglia nera con l’1%. E in Italia? Nel nostro Paese anche al Nord, dove la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è più alta, la quota scende al 5% (3% su base nazionale).

In Italia insomma ci sono più laureate che laureati eppure le donne non riescono a scalare i vertici aziendali.

Vita difficile anche per le donne che invece un’occupazione ce l’hanno. Mentre la percentuale dell’accesso ai nidi in alcuni stati europei è del 50-60% in Italia si ferma al 9%.

A pesare inoltre è anche la differenza salariale, in media le donne guadagnano il 9% in meno rispetto a un collega di sesso opposto, differenza che passa al 26% nel caso di manager e dirigenti.

L’evoluzione degli ultimi anni conferma che le aziende sono molto prudenti e che nelle assunzioni e nella scarsità di posti di lavoro gli uomini riescono comunque a stare a galla. Sembra emergere una tendenza alla dispersione del valore “economico” della laurea ai fini dell’occupazione e poco meno di un quinto delle laureate deve fare i conti con un mercato del lavoro ancora abbastanza diffidente.


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