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Lavoro

La disoccupazione picchia duro


A livelli record dal 2005


25 Giu 2010 - 14:49

Sarà anche finita la recessione, come sostiene Confindustria, ma la morsa della crisi economica non attenua la presa sul mercato del lavoro, com rivelano i dati raccolti dall'Istat. Nei primi tre mesi del 2010, infatti, il tasso di disoccupazione ha toccato il livello massimo dal 2005 a questa parte. Come spesso accade, poi, il Paese scopre di avere due volti, con la parte meridionale che arranca più di quanto faccia quella settentrionale.

I dati

Nei primi 90 giorni dell'anno le porte del mercato del lavoro italiano si sono dimostrate aperte soprattutto in uscita: in questo periodo, infatti, il numero di occupati si è ridotto di 208mila unità (–391mila la componente italiana, +183mila i nuovi occupati stranieri). I lavoratori italiani, dunque, devono fare i conti con un tasso di disoccupazione – ai livelli massimi dal 2005 – che ha raggiunto il 9,1%, contro il 7,9% registrato nello stesso periodo dell'anno passato.

Regioni ed età sfortunate

Guardando i dati, non stupisce notare come il dato riguardante la disoccupazione si distribuisca sul territorio nazionale. Il Mezzogiorno versa in condizioni peggiori del Nord Italia: al Sud, il tasso di disoccupazione è il doppio di quello medio nazionale (14,3% contro il 6,4%). Che abitino al Nord o al Sud del Paese, poi, l'atmosfera non è buona per i giovani tra i 15 e i 24 anni d'età: il loro tasso di disoccupazione, infatti, è pari al 28,8%, in crescita del 2,5%.

Settori che affondano, contratti che tengono

Il momento difficile, in base alle rilevazioni Istat, riguarda soprattutto l'industria. Il comparto primario da inizio 2010 ha perso 250mila addetti (–5,2%), evidenziando difficoltà soprattutto al nord. Per quanto riguarda le forme contrattuali, la congiuntura attuale dimostra di non essere in buoni rapporti con i contratti a tempo indeterminato (–286mila) e con quelli di lavoro temporaneo (–27mila), mentre rivela una migliore sopportazione dell'occupazione part-time (+39mila i contratti a termine e +94mila quelli a tempo indeterminato).

 

 


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