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Lavoro

Disoccupazione per molti ma non per tutti


Aumenta ancora la disoccupazione, che preserva però alcuni settori.


FTAOnline, Milano 19 Dic 2008 - 08:53

Si attesta al 6,1% registrando il terzo aumento consecutivo. A comunicare le pessimistiche stime sulla disoccupazione del terzo trimestre 2008 è l'Istat, secondo cui il tasso sarebbe aumentato di mezzo punto rispetto al 2007. Nel terzo trimestre dell'anno il numero delle persone in cerca di occupazione è salito a 1.527.000 unità (+127.000 unità, pari al +9% rispetto al 2007). La situazione occupazionale non sembrerebbe preoccupare il settore bancario, dove si registra invece una certa stabilità nonostante le recenti crisi economiche.

L'innalzamento del livello della disoccupazione risente, secondo l’Istat, soprattutto della crescita degli ex-occupati nel Nord e nel Centro e degli ex-inattivi nel Mezzogiorno.

Divari di genere e geografici

Il tasso di disoccupazione, nel terzo trimestre, e' aumentato rispetto a un anno prima di 0,5 punti percentuali per gli uomini e di 0,4 punti percentuali per le donne, portandosi rispettivamente al 4,9 e al 7,9%. Ad eccezione del Nord-est, l'aumento e' diffuso in tutte le ripartizioni territoriali. Nel Centro la crescita ha interessato in misura più accentuata le donne, mentre nel Mezzogiorno l'innalzamento dell'indicatore ha riguardato prevalentemente la componente maschile. Il tasso di disoccupazione del Mezzogiorno (11,1%) e' rimasto molto più elevato in confronto a quello del Nord (3,4%) e del Centro (5,7%). Anche il tasso di disoccupazione degli stranieri e' cresciuto nuovamente, passando dal 6,5% del terzo trimestre 2007 al 6,9%. Tale incremento ha interessato esclusivamente la componente maschile.

Bancari al sicuro

Le banche italiane mantengono la capacità di favorire una tenuta dei livelli occupazionali anche a fronte dell’andamento difficile dell’economia e dei mercati internazionali, lo comunica l’Abi con il suo rapporto 2008 sullo stato occupazionale del settore.

Nel 2007 si conferma un trend di crescita occupazionale dello 0,5%, rispetto al 2006, con i lavoratori che salgono a circa 345.000. Accanto a ciò, con una percentuale del totale occupati a tempo indeterminato pari al 96%, il settore non presenta in alcun modo una “questione precariato”.

Sotto questo aspetto, infatti, lo strumento dell’apprendistato (+2% nel 2007), ulteriormente migliorato nell’ultimo rinnovo contrattuale, continua a rappresentare una giusta soluzione prevista dalla legge per equilibrare esigenze di flessibilità nella gestione delle risorse umane con la  ossibilità di favorire l’accesso dei giovani nel mondo del lavoro. Si tratta, peraltro, di un importante investimento a cui nella sostanziale totalità dei casi fa seguito l’assunzione a tempo indeterminato alla fine del percorso formativo. Resta alta la qualità professionale con il 31,2% di laureati sul totale dei dipendenti (nel 2005 erano il 25%), mentre prosegue la “corsa” del personale femminile (41,1% del totale occupati a fine 2007, con un aumento dell’1,1% sul 2006 e di 10 punti percentuali dal 1997).


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