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Lavoro

Call Center: i Contratti a Progetto si trasformano


Una metamorfosi quella avvenuta ad aprile del 2007 che ha interessato tutti i contratti a progetto dei call center d’Italia, trasformati in contratti a tempo determinato.


28 Mar 2008 - 11:06

Una metamorfosi quella avvenuta ad aprile del 2007 che ha interessato tutti i contratti a progetto dei call center d’Italia, trasformati in applicazione di quanto previsto dalla Finanziaria, in contratti a tempo determinato.

Giovani laureati o diplomati con un’età inferiore ai 30 anni. Questo l’identikit di quei 20mila lavoratori impiegati presso i call center d’Italia, il 67 per cento dei quali è rappresentato da donne.

La fotografia scattata da Slc-Cgil, il sindacato lavoratori comunicazione della Cgil ritrae una vasta realtà in forte espansione, con una spinta alla regolarizzazione contrattuale dovuta alle nuove norme approvate con il 2007. Più di 17 mila lavoratori, stando all’indagine, sarebbero stati stabilizzati l’anno scorso.

Di questi, il 16,8 per cento di stabilizzati sono al nord, il 33,5 per cento al centro e il 49,7 per cento nel sud e isole.

Normativa di riferimento

Disciplinati dalla legge finanziaria 2007, i contratti di lavoro nei call-center trovano una regolarizzazione definitiva a partire da Aprile dello scorso anno.

Tra le misure a favore della stabilizzazione dei dipendenti a progetto una riduzione sull’imponibile fiscale di 5.000 euro (10.000 se nel Sud Italia), oltre che di altre particolare agevolazioni in caso di assunzioni femminili. Inoltre i nuovi contratti a progetto costano di più all’impresa (art. 1 comma 770 e ss.), non solo perché l’aliquota previdenziale è aumentata, ma anche perché i compensi dovranno tenere conto dei compensi corrisposti per analoghe prestazioni sulla base dei contratto collettivo nazionale (ovvero sia, per noi, dovranno tenere conto di quanto previsto per i terzi livelli). Infine ogni nuova commessa pubblica (il pubblico è committente di circa il 18% del mercato call center) dovrà comprendere (art. 1 comma 909 e ss.) già il costo del lavoro, così come determinato dai ccnl firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Quale futuro contrattuale?

Rispetto alle nuove regole del “gioco” lavorativo sono state diverse le forme di recepimento della normativa in vigore.

Con riferimento al contratto nazionale di lavoro delle telecomunicazioni, infatti, sui 17 mila lavoratori stabilizzati, 15.086 persone (pari all’88,5 per cento) sono stati assunti a tempo indeterminato, mentre 638 (pari al 3 per cento) hanno guadagnato un contratto a termine per cui è prevista la trasformazione a quello indeterminato dopo 24 mesi.

Ulteriori 1.274 (il 7 per cento) impiegati avrebbero ottenuto invece un contratto a scopo formativo.

Identikit dei lavoratori

Il lavoratore “tipo” che si nasconde dietro alla cornetta telefonica è nel 67 per cento dei casi una donna e ha meno di 30 anni 64 volte su cento.

Vengono privilegiate forme di flessibilità come i part-time, richiesti a 20 ore nel 53 per cento dei casi, mentre il livello di inquadramento più gettonato è il terzo (52 per cento dei casi). Nella preponderanza dei casi il passaggio di livello avviene dopo i 18 mesi (16 lavoratori su 100).


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