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Lavoro

Buoni Pasto, in Italia l'esenzione fiscale più bassa


Con un volume d’affari annuale di circa 2,5 miliardi di euro i voucher aziendali hanno secondo l’associazione la soglia di esenzione fiscale e contributiva più bassa d'Europa fissata a 5,35 euro.


14 Lug 2008 - 10:08

“Abbiamo scritto ai Ministri Sacconi e Tremonti, chiedendo loro un incontro per valutare la possibilità di adeguare al costo della vita il valore dei buoni pasto, in Italia fermo da 15 anni a 5,35 euro – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – mentre negli altri Paesi europei l’adeguamento è già stato realizzato: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell’Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Con un buono pasto oggi non si riesce a comprare neanche un pasto completo, dal momento che basta appena per un tramezzino e un succo di frutta. Considerato che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni, e 100 mila i ristoranti convenzionati, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche”.

Come funzionano i buoni?

Servizio sostitutivo della mensa aziendale, il sistema dei buoni pasto è vantaggioso per le imprese perché evita loro di dover creare strutture e destinare spazi alle mense interne. A stabilire il valore dei buoni pasto è il datore di lavoro che incarica un’agenzia emittente di selezionare un circuito di ristoranti convenzionati dove poter spendere i voucher, rimborsati agli esercenti dalla società emittente.

Il sistema non è assoggettato a tasse e contributi per il lavoratore dipendente fino al valore di 5,35 euro, mentre il datore di lavoro paga sui buoni l’I.v.a.. Il meccanismo rappresenta quindi un escamotage per girare reddito ai dipendenti senza alcun «cuneo fiscale». Validi nei punti di ristorazione i buoni non potrebbero in teoria essere spesi presso i supermercati dove si trova il giustificativo dell’angolo gastronomico.

Addio alla scadenza

Tra i suggerimenti proposti dall’Adoc anche l’eliminazione della scadenza al 31 dicembre.
“Secondo le nostre stime circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perché scaduto – continua Pileri – comportando la perdita per il possessore del buono 15% del suo valore, pari a circa 200 euro e un guadagno, ingiusto, per le aziende emettitrici, pari a circa 250 milioni di euro complessivi. Per questo proponiamo l’eliminazione della scadenza, come già fatto per le carte telefoniche prepagate, o almeno fissare una scadenza quinquennale”.

Asta al ribasso

Inoltre, per l’Associazione, si dovrebbe prevedere l’abolizione dell’asta al ribasso per l’aggiudicazione e il pagamento entro 30 giorni all’esercente.
“Altrimenti i ristoratori scaricano sui consumatori, attraverso l’aumento dei prezzi al dettaglio, il rischio di impresa – conclude Pileri – determinando un aumento inflattivo significativo che va a danneggiare gravemente anche chi non possiede il buono.”

I buoni in cifre

Numero aziende operanti nel settore: 25

Volume d’affari annuo stimato: 2,5 miliardi di euro (60% fatturato detenuto da sole 3 aziende)
Utenti giornalieri: 2 milioni
Ristoranti convenzionati: 100 mila
Percentuale buoni scaduti (anno): 10%
Perdita valore per possessore: 15%
Guadagno per società emettitrici: 250 milioni di euro


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