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Lavoro

Le aziende assumono chi conoscono


La conoscenza diretta è il canale più usato per le assunzioni


Ftaonline News, Milano 03 Gen 2012 - 10:31

Quanto impegno serve per costruirsi esperienze e curriculum che facilitino la ricerca del lavoro? Senza sforzarsi troppo nel tentativo di elaborare stime esatte e attendibili, per quel che riguarda l’Italia è possibile rispondere con un’unica parola: troppo. L’ultima indagine Excelsior svolta da Unioncamere e ministero del Lavoro, infatti, ha rivelato che nel nostro Paese il canale più sfruttato per assumere lavoratori è quello della conoscenza diretta.

 

“Se ti conosco, è meglio”

Sono circa 6 su 10 – secondo i dati raccolti dalla ricerca di Unioncamere e ministero del Lavoro – le aziende che per selezionare il personale da assumere si affidano preferibilmente al canale informale della conoscenza diretta o alle segnalazioni personali che arrivano da conoscenti e fornitori.

 

Interessante analizzare nel dettaglio i dati raccolti dall’indagine Excelsior. Stando a quanto scritto nella ricerca, le imprese che cercano nuovi dipendenti nel giro delle conoscenze prima che tra quanti hanno inviato il curriculum sono in crescita: nel 2009 erano il 49,7% del campioni, oggi rappresentano il 61,1% degli interpellati.

 

Nell’analisi dei dati, il rapporto spiega il crescente ricorso al canale informale delle conoscenze con la crisi economica in atto: “Il clima economico ancora incerto spinge evidentemente le imprese alla massima cautela nella selezione di nuovi candidati: la conoscenza diretta, magari avvenuta nell'ambito di un precedente periodo di lavoro o di stage, e il rapporto di fiducia da essa scaturito diventano quindi premianti ai fini dell'assunzione”.

 

A cosa servono le banche dati interne

Eppure, inviare il curriculum – magari sfruttando le apposite sezioni sui siti internet delle aziende – non è inutile. Nel corso del 2010, infatti, è cresciuta la rilevanza percentuale delle imprese che si affidano, per la selezione del personale, a strumenti interni, come le banche dati costruite dalle imprese stesse nel corso del tempo. Anche se, ancora oggi, le imprese che spulciano tra i curricula spediti dai possibili lavoratori sono poco più di due su dieci, la loro rilevanza percentuale è passata dal 21,5% nel 2009 al 24,6%.

 

Sono sempre meno, invece, le aziende che cercano nuovi lavoratori attraverso i canali di reclutamento definibili tradizionali, come gli annunci su quotidiani e riviste specializzate: ormai rappresentano solo il 2,3% del campione. Scarsa fortuna incontrano anche gli intermediari istituzionali, come le società di lavoro interinale, di selezione (5,7%) e quelle che si affidano a operatori istituzionali, ovvero ai centri per l'impiego (2,9%).

 

La dimensione cambia tutto

Va segnalato, però, che i dati italiani scontano una caratteristica tipica dell’imprenditoria tricolore: la piccola dimensione delle imprese a conduzione familiare, che costituiscono una parte rilevante del nostro tessuto economico-industriale. Se, infatti, si guarda ai canali utilizzati per l’assunzione di nuove risorse umane nelle aziende con più di 50 dipendenti, le banche dati interne assumono maggiore peso.

 

Al crescere della dimensione dell’azienda, in particolare, il rapporto diretto del candidato con il datore di lavoro perde importanza: in aziende con più di 500 dipendenti il ricorso al canale informale scende al 10,2%, mentre l'utilizzo di strumenti interni sale al 48,9%.


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