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Lavoro

Licenziamenti più facili grazie alla manovra


Le modifiche previste dalla manovra derogano alcune leggi in materia di licenziamenti


FTAOnline News 09 Set 2011 - 16:21

Tra le norme più discusse della manovra d'agosto, rientra sicuramente l'articolo 8 del testo di legge approvato nei giorni scorso al Senato, che porta sostanziali modifiche nel mondo delle relazioni sindacali. La novità ha spaccato il fronte sindacale, da una parte Cisl e Uil sostanzialmente favorevoli, dall'altra la Cgil, aspramente contraria Ma per i lavoratori, in concreto, cosa cambierà?

Accordi aziendali

Se alla conclusione dell'iter legislativo l'articolo 8 della manovra agostana non subirà cambiamenti, le relazioni sindacali all'interno delle aziende entreranno in una nuova era. In virtù della disposizione di legge, infatti, le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale potranno derogare anche le leggi sul lavoro, comprese quelle sul licenziamento.

In questo modo, si determineranno le condizioni perché possa essere aggirato anche l'articolo 18 (che prevede l'impossibilità dei licenziamenti senza giusta causa in aziende con più di 15 dipendenti), purché ci sia un accordo tra l'impresa e i sindacati maggioritari in azienda e siano previste misure di indennizzo alternative al reintegro del lavoratore.

Licenziamenti più facili. Innovazione o balzo indietro?

La possibilità concessa agli accordi a livello aziendale o territoriale di derogare ai contratti e alle leggi nazionali sul lavoro potrebbe condurre a una maggiore facilità di licenziamento da parte delle aziende.

A firmare lo specifico accordo con l'impresa sostitutivo del contratto nazionale, secondo la legge, potranno essere non solo le associazioni più rappresentative a livello nazionale, ma anche le associazioni territoriali. Tra i temi che potranno essere oggetto di questi accordi rientrano: le mansioni del lavoratore, i contratti a termine, l'orario di lavoro, le modalità di assunzione, le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro.

Oltre che il mondo politico, su questa norma si è spaccato anche il mondo sindacale. Mentre CISL e UIL hanno battezzato il provvedimento come una libertà in più per aziende e lavoratori – liberi adesso di  trovare accordi di volta in volta più vantaggiosi con possibili ottimi risultati in termini di flessibilità e produttività–, la Cgil si è detta fin da subito pronta a ricorrere alla Corte costituzionale contro l’emendamento.


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