Imu: soluzioni e rincari

Soluzioni per la tassa sulla prima casa e nuova stangata in arrivo per le seconde abitazioni.



FTAOnline, Milano, 24 Lug 2013 - 10:40

Brutte notizie in arrivo per i proprietari di seconde case: infatti Comuni hanno intenzione di applicare le aliquote massime per il saldo dell’Imu relative alle seconde abitazioni.

I termini ultimi sono già stati individuati: entro il 30 settembre i Comuni dovranno comunicare le nuove aliquote. Alcuni Comuni le hanno alzate al valore massimo di  10,6 per mille, così la nuova quota è addirittura raddoppiata rispetto alla precedente.

L’elenco dei rincari sulla rata per le seconde case è impressionante: per esempio, a Ivrea l’aliquota sulla seconda casa passa al 10,6 per mille (e al 9,6 sugli immobili industriali), lo stesso a Reggio Emilia (e al 5 per mille, dalla base del 4, per la prima casa). A Prato, l'aliquota su seconda casa e capannoni industriali sale al 9,4 dal precedente 7,6 per mille. Nella terremotata Guastalla, nel Reggiano, l’aliquota per le case non principali sale dall’8,6 al 9 per mille, a Montegaldella (Vicenza) dal 9 al 9,7. Aliquota massima (10,6) anche a Colosimi (Cosenza) e Cascina (Pisa), Cerveteri (Roma), Ravenna e Cesenatico.

IMU prima casa
Scongiurata la prima rata di giugno 2013, è evidente come non basti una sospensione temporanea per chiudere il discorso della tassa sulla prima casa. L’ipotesi della cancellazione totale dell’imposta municipale unica sulle prime abitazioni porterebbe un “buco” nelle casse dello stato, di circa 4 miliardi di euro, che da qualche altra parte devono essere raccolti.

Si era quindi arrivati a due ipotesi di soluzione: una che introduceva maxisconti, esentando di fatto l’80% dei contribuenti, l’altra che voleva l’abolizione totale del tributo e una diversa tassazione a partire dal 2014. Nel primo caso il Governo, infatti, prevedeva che l’80% dei contribuenti non avrebbe pagato più l’Imu sulla prima casa. Tecnicamente l’imposta non scompariva, ma sarebbe stata introdotta una franchigia di 600 euro che di fatto rendeva esente una fetta di contribuenti pari a circa l’80%. Il restante 20% poteva usufruire comunque di un saldo “alleggerito” quasi totalmente della prima rata. Naturalmente da questo discorso erano escluse tutte le categorie di immobili (A/1, A/8 e A/9, ovvero castelli, case di lusso, ecc.) che già a giugno, però, hanno dovuto pagare. Nel secondo caso l’imposta municipale unica si sarebbe chiamata - e avrebbe incorporato anche la Tares. Più che legata alla proprietà, sarebbe stata una tassa agganciata ai servizi. Anche in questo caso ci sarebbe stata una fascia di cittadini esenti dal pagamento e sarebbero stati scelti in base al riccometro, ovvero secondo i nuovi parametri Isee.

Ma una terza ipotesi più recente è stata invece discussa nell’incontro tra Governo e maggioranza e pare sia quella decisiva: si pagherà l’IMU sulla prima casa solo quando l’immobile supera i 10 vani ed è di almeno 150 metri quadri, indipendentemente dalla classe catastale di appartenenza.

Così, in base al tavolo tecnico al Ministero dell’Economia sul tema IMU, pare che sia stata confermata l’ipotesi della non totale cancellazione dell’Imu che rimarrà solo sugli immobili di prestigio in una formulazione però più ampia delle attuali categorie A8 e A9. Nel mirino ci sarebbero anche le abitazioni, spesso costosissime, dei centri storici delle città, che sono accatastate come popolari o ultrapopolari e sulle ville classificate come rustici e case rurali. Ora i partiti diranno la loro, poi sarà il governo a fare la sintesi. 

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