Solvency II: l’Europa delle assicurazioni si divide

Accordo ancora lontano per la direttiva europea di armonizzazione delle assicurazioni



FTAOnline News, Milano, 13 Ott 2008 - 08:44

Il vertice Ecofin, recentemente tenutosi in Lussemburgo, non ha approvato le nuove regole di vigilanza prudenziale per le assicurazioni, sebbene abbia ottenuto il via libera del Comitato degli affari economici e monetari (Ecom) del Parlamento di Strasburgo. La riforma del settore spacca non solo l’opinione pubblica e i governi, ma anche le istituzioni stesse.

L'esito della contesa interesserebbe da vicino uno dei settori di punta dell'unione europea. Nel 2007 infatti le 5.281 imprese del settore hanno raccolto premi per 1.110 miliardi di euro e detenevano investimenti per oltre 7200 miliardi.

Cos’è Solvency II?

L’argomento del dibattere all’interno delle istituzioni europee riguarda una proposta di direttiva UE, che ha lo scopo di estendere la normativa di Basilea II al settore assicurativo. Se Basilea II prevede la copertura di tre tipi di rischio (interni al Pilastro I): rischio di credito, rischio di mercato e rischio operativo, raccomandando in linea di massima di garantire una copertura per tutti i rischi, Solvency II aggiunge 2 ulteriori pilastri al sistema assicurativo: un processo di vigilanza, valutazione dei sistemi di risk management e controllo interno delle imprese più ferreo (2° pilastro) ed una maggiore trasparenza degli operatori di settore (3° pilastro).

Il disegno complessivo prevede in definitiva l’introduzione di un nuovo requisito patrimoniale (il Solvency Capital) basato sui rischi effettivamente sostenuti dalle imprese, su riserve tecniche più armonizzate e, con ogni probabilità, su nuove regole contabili.

Le authority nazionali dovrebbero, secondo il disegno, avere piena discrezionalità per fissare requisiti patrimoniali aggiuntivi per copertura dei rischi, tra cui compaiono quelli di reputazione e strategici, nonché quello di concentrazione del credito.

I perché di un accordo difficile

1. La supervisione di gruppo

Uno degli scogli principali che si frappone al via libera della direttiva è rappresentato dalla così detta "supervisione di gruppo", ossia il ruolo centrale nei controlli assegnato da Solvency II all'autorità del paese dove un gruppo assicurativo ha il suo quartier generale. Questo provvedimento, osteggiato da un blocco di 12-14 paesi, prevede una notevole semplificazione rispetto alla realtà attuale nella quale le compagnie assicuratrici debbono invece fare i conti con una moltitudine di regulator locali. E’ il caso di compagnie come Axa, Allianz, Generali, Aviva ed altre entità simili. A temere dalle nuove disposizioni sono i piccoli paesi, che non dispongono di gruppi internazionali, e rischiano la perdita d'influenza delle proprie authority e, con esse, una potenziale minore tutela dei propri assicurati.

2. I requisiti patrimoniali
Altro argomento di discussione riguarda il nuovo modo in cui verranno determinati i ratios patrimoniali. Attualmente i requisiti sono fissi, stabiliti in relazione all'ammontare dei premi e delle riserve assicurative, che non riflette i rischi di mercato ed operativi delle compagnie d'assicurazione. Nel nuovo sistema vi sarà invece un capitale minimo di vigilanza (minimum capital requirement, Mcr), calcolato secondo pesi fissi, ed un requisito di solvibilità complessivo (solvency capital requirement, Scr) ponderato in base ai rischi d'impresa. Trarranno naturalmente vantaggio dalle novità i gruppi con maggiore diffusione territoriale in virtù della diversificazione dei.

3. Gli investimenti azionari
Ultimo, ma non meno importante, punto della contesa è il criterio per ponderare gli investimenti azionari delle compagnie ai fini dei nuovi ratios di vigilanza. L'iniziale bozza della commissione, utilizzando un criterio restrittivo di volatilità (ad un anno) per misurare il rischio dell'equity, aveva stabilito un ratios pari a 16 volte quello previsto per le obbligazioni. Con la conseguenza di indurre gli assicuratori, tradizionali grandi azionisti a lungo termine delle società europee, a disfarsi dei loro portafogli azionari sostituendoli con obbligazioni.

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