Polizze vita: partono i controlli

Desta sospetti la crescita delle polizze a interesse predeterminato



FTAOnline, Milano, 16 Feb 2009 - 13:03

Avviata dall'Isvap l'indagine sulle polizze vita a interesse predeterminato. L’Authority avrebbe infatti messo sotto osservazione il fenomeno in voga dei contratti "con specifica provvista di attivi" che negli ultimi tempi, secondo stime di mercato, sarebbe giunto a rappresentare il 50%-60% della nuova raccolta del ramo I del settore vita.

L'Isvap ha acceso i riflettori pur senza inviare alle compagnie una specifica richiesta di informazioni; sotto esame il flusso di dati ricevuto entro gennaio dalle imprese, relativo agli attivi a copertura delle polizze collocate fino al 31 dicembre.

Cosa sono?

Le polizze con specifica provvista di attivi sono dei prodotti assicurativi con cui le compagnie retrocedono agli assicurati buona parte delle cedole relative ad un bond (o ad un portafoglio di un bond) da esse detenute. Le società trattengono solo una parte del rendimento a garanzia di eventuali rischi di default dell’obbligazione. Questi contratti sono generalmente vantaggiosi per gli assicurati ma, secondo l’Authority, le compagnie starebbero prendendo rischi eccessivi.

La misura

Per verificare che le esposizioni non siano eccessive l’Authority ha avviato il monitoraggio dei flussi dei dati che le imprese hanno inviato entro gennaio relativo agli attivi a copertura delle polizze collocate fino al 31 dicembre. Ci si interroga infatti su quanto le perdite non realizzate dei portafogli obbligazionarie delle compagnie si possano tramutare in perdite effettive in un domani.

Il controllo naturalmente non è casuale se si vanno a verificare i dati Ania sulla raccolta del mercato vita per l’intero 2008: si sarebbe infatti verificato un calo di produzione del 18,7% rispetto all’anno precedente con una raccolta di 41 miliardi dove a far la parte del leone è stato proprio il ramo vita in crescita del 13%. I comparti maggiormente danneggiati sono naturalmente quelli delle polizze index linked e unit linked che avrebbero perso rispettivamente il 46 e 34%.

 

 

 

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