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Redditometro, Leo: "Nessun ritorno al passato". Ma il decreto divide la maggioranza

News Image (Teleborsa) - Tensioni nella maggioranza sulla questione "Redditometro" dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto firmato dal vice ministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo (Fdi) che riattiva lo strumento, sospeso nel 2018, aggiornandolo negli indicatori di spesa. E Leo corre ai ripari. Il viceministro dell'Economia – si apprende da fonti di Palazzo Chigi – ha concordato con la Presidenza del Consiglio di relazionare al prossimo Consiglio dei ministri in merito al contenuto del decreto ministeriale 7 maggio 2024 che introduce limiti al potere discrezionale dell'Amministrazione finanziaria di attuare l'accertamento sintetico. Le stesse fonti sottolineano che l'emanazione del decreto, stabilita dal Governo Conte 1 ma mai attuata, era attesa da più di sei anni per regolare l'effettivo superamento del cosiddetto "Redditometro" introdotto dal Governo Renzi nel 2015.

Il redditometro consente di mettere a confronto le spese sostenute dal contribuente e la loro congruità con i redditi dichiarati e riguarderà tra le altre cose, i consumi di generi alimentari, l'abbigliamento e le calzature, le spese per l'abitazione, quelle sanitarie, per l'auto e gli apparecchi telefonici, per l'istruzione. Un atto, quello del viceministro, che potrebbe essere legato all'apertura, il 15 giugno, dei termini per il concordato preventivo. In vista della legge di bilancio il governo ha, infatti, un enorme bisogno di risorse fresche e la prospettiva del redditometro potrebbe costituire un "incentivo" ad aderire. Ma da un punto di vista politico la pubblicazione a tre settimane dalle europee appare a molti uno "scivolone".

"Il centrodestra è sempre stato contrario al meccanismo del 'redditometro' introdotto nel 2015 dal Governo Renzi. Il decreto ministeriale pubblicato in questi giorni in Gazzetta mette finalmente dei limiti al potere discrezionale dell'Amministrazione finanziaria di attuare l'accertamento sintetico, ovvero la possibilità del Fisco di contestare al contribuente incongruenze fra acquisti, tenore di vita e reddito dichiarato. Potere previsto dall'ordinamento tributario fin dal 1973 – chiarisce in una nota il viceministro dell'Economia, mentre montano le polemiche –. Nel dettaglio – spiega – con il nostro decreto, siamo intervenuti per correggere una stortura che si è creata nel 2018, quando il Governo Conte 1 ha abolito il D.M. 16 settembre 2015, il cosiddetto 'redditometro', del Governo Renzi e aveva contestualmente stabilito che si dovesse emanare un nuovo decreto con dei paletti precisi a garanzia del contribuente, in modo da limitare al minimo il contenuto induttivo dell'accertamento, e privilegiando sempre il dato puntuale a garanzia del contribuente. Purtroppo quel decreto non è mai stato emanato e, invece di favorire il contribuente, si è creato un vuoto nei limiti all'azione dell'amministrazione finanziaria nell'applicazione dell'accertamento sintetico, introducendo di fatto un meccanismo di redditometro permanente e senza alcuna limitazione. Dopo sei anni, il Governo di centrodestra è finalmente intervenuto e ha emanato un decreto, preventivamente condiviso con le associazioni dei consumatori, l'Istat e il garante della privacy, che fissa dei paletti precisi a garanzia del contribuente e introduce, tra le altre cose, anche un doppio contraddittorio obbligatorio. Dunque, non c'è alcun ritorno al vecchio redditometro ma solo più garanzie per i contribuenti. In più, il centrodestra conferma l'impegno per combattere i grandi evasori fiscali, in un contesto di totale rispetto dei diritti dei contribuenti".

"La Lega è sempre stata contraria al redditometro. L'inquisizione è passata da tempo e non tornerà di certo con la Lega al governo", fanno sapere fonti del Carroccio evocando una "modalità Grande fratello". Critiche anche da Forza Italia: "Fi è sempre stata in prima linea nella lotta contro l'evasione fiscale, ma fermamente contraria al cosiddetto redditometro. Non casualmente non ha mai votato a favore della misura in passato. Coerentemente con l'opposizione fatta ai tempi della sua istituzione, quando era un partito dell'opposizione, oggi non ha condiviso la scelta di renderlo esecutivo", chiarisce il capogruppo alla Camera Paolo Barelli.

Nel dettaglio il provvedimento indica "le informazioni utilizzabili per determinare gli elementi indicativi di capacità contributiva presenti negli archivi in possesso dell'amministrazione finanziaria". Si procederà alla determinazione sintetica del reddito sulla base sia delle spese presuntivamente attribuibili al contribuente". Le disposizioni "si rendono applicabili alla determinazione sintetica dei redditi e dei maggiori redditi relativi agli anni d'imposta a decorrere dal 2016".

I redditi dei contribuenti saranno esaminati secondo diverse tipologie: il decreto indica ad esempio 11 tipologie per i nuclei familiari e 5 diverse aree del Paese. Saranno presi in considerazione le quote di risparmio che si sono accumulate negli anni e le spese effettivamente sostenute così come risultano dall'Anagrafe tributaria. "Le spese, distinte per gruppi e categorie di consumi del nucleo familiare di appartenenza del contribuente, – si legge nel testo – sono desunte dall'indagine annuale sulle spese delle famiglie compresa nel Programma statistico nazionale, effettuata su campioni significativi di contribuenti appartenenti a undici tipologie di nuclei familiari, distribuite nelle cinque aree territoriali in cui è suddiviso il territorio nazionale". Si considerano "sostenute dal contribuente, le spese effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico".







(Teleborsa) 21-05-2024 21:11


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