L'AI vale 1,8 miliardi in Italia: al via confronto alla Camera su PMI e competenze
(Teleborsa) - Il mercato italiano dell'intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2025 un valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto al 2024, secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Sul fronte dell'adozione, la rilevazione Istat "Imprese e ICT" relativa al 2025 indica che il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di AI, il doppio dell'8,2% registrato nel 2024, con una diffusione che supera la metà delle grandi imprese e una distanza con le PMI salita a 37 punti percentuali.Su questi dati si concentra il convegno "Intelligenza artificiale e trasformazione digitale delle imprese", in programma venerdì 25 settembre alle 10:00 nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, organizzato da Pilat & Partners. Saluti istituzionali dell'On. Massimo Milani, Segretario della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, e di William Nonnis, analista tecnico presso la Struttura di missione PNRR della Presidenza del Consiglio.
Tre i piani di discussione: opportunità per le PMI, rischi legati a cybersecurity e lavoro, margini di intervento del legislatore nazionale nel quadro dell'AI Act.
Ettore Perri, CTO e co-founder di Desme Digital, presenta DeDy, chatbot neuro-simbolico che genera programmi in programmazione logica per interrogare un database: "Ci siamo mossi nella falsariga delle indicazioni europee. In domini sensibili come la giurisprudenza o la medicina è necessario poter dire: ti ho dato questa risposta perché c'era questo dato, questo programma è stato utilizzato per tirare fuori questa informazione".
Per Michele Busia, CEO di Proffi, "l'unica problematica che vedo nell'AI Act è che se spaventiamo gli imprenditori dicendo che se fai questo ti multo, se fai quello ti multo, in una società già restia all'innovazione, il rischio è che non la utilizzino affatto. Diventa uno spauracchio". La leva è la formazione: "Un piccolo imprenditore non possiede le competenze per utilizzare l'AI se tu non gliele insegni. Ma se gliele insegni, anche un piccolo imprenditore può trasformare la propria azienda".
Andrea Bodei, CEO di Infra AI e technical leader del progetto europeo Vantage (avvio a gennaio 2026, obiettivo passaggio da TRL 4 a TRL 7), richiama il ruolo della direttiva NIS2: "Chi non è obbligato, solitamente non considera la cybersecurity una grande preoccupazione, finché non ha un problema reale. Ma fino a quel momento, se nessuno ti obbliga, lo vedono come una spesa in più".
Sulla sovranità tecnologica interviene Pino Lazzara, founder di Isabel.it, che propone risorse pubbliche per server farm e data center nazionali: "Se devo fare la scansione per un ente pubblico di un documento di amministrazione trasparente e devo capire se sto pubblicando dati sensibili che non dovrei pubblicare, l'intelligenza artificiale mi può supportare. Ma come faccio a mandare all'estero il dato per farlo analizzare da un'AI estera che mi dice che è un dato sensibile e quindi non lo devo mandare all'estero?".
Per Pasquale Borriello, CEO di Arkage, il freno è organizzativo: "Le figure apicali delle aziende spingono per l'adozione, dicono non è un problema di budget, vai, prendi la tecnologia e usala. Ma le figure più operative, dai middle manager in su, fanno resistenza ad adottare lo strumento anche quando il top manager gli dice tieni, questa è la licenza, te la pago io".
Matteo Ingrosso, CEO di IngroLab, propone un credito d'imposta legato alla certificazione dell'operatore: "Se dovessi guardare indietro, non spenderei un euro in macchinari se prima non ne ho spesi due in formazione", e "il legislatore deve puntare ad aumentare le competenze dell'imprenditore, e non solo quelle tecniche".
Il consulente Michel Sainville segnala l'impatto sulle nuove leve: "Perché un'azienda dovrebbe investire quattro anni per formare una persona quando prende uno già formato, gli mette sotto l'AI e gli fa produrre tutto quello che serve? La formazione di figure junior è diventata, come rapporto costo-opportunità, molto più costosa per l'azienda".
Previsti anche gli interventi di Andrea Orlandini (AIxIA) e Gianni Lattanzio (Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri). Secondo l'Osservatorio del Politecnico, nel 2025 gli annunci di lavoro che richiedono competenze di AI sono cresciuti del 93%.
(Teleborsa) 25-09-2026 11:58