TCW: 6 trend da domare per investire nei mercati di oggi - PAROLA AL MERCATO
di Jamie Franco* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 6 apr - I mercati stanno attraversando una fase in cui fattori macroeconomici strutturali di lungo periodo come tensione fiscale, frammentazione politica, cambiamenti demografici, rivoluzioni tecnologiche e cambiamenti climatici si scontrano, in un contesto in cui narrativa e sentiment mutano molto velocemente. In uno scenario come questo, una qualsiasi previsione precisa e puntuale rischia di diventare obsoleta molto in fretta.
Per questo motivo noi di TCW riteniamo che sia molto piu' sensato focalizzarsi su quei trend che oggi stanno impattando gli output di numerosissime asset class e capire come influenzano l'allocazione di capitale, le valutazioni e lo sconto del rischio. Di questi trend ne abbiamo identificati sei e rappresentano delle lenti attraverso le quali e' possibile interpretare le dinamiche di mercato e modificare il proprio posizionamento al mutare delle condizioni.
Pressioni fiscali: quando i mercati mettono alla prova la loro tolleranza al debito I livelli di deficit e di debito pubblico sono ancora storicamente elevati nelle principali economie sviluppate, con i tassi di interesse mediamente alti che hanno reso piu' difficile ripagarli. Eppure, i mercati hanno dimostrato un livello di tolleranza abbastanza alto a questo deterioramento fiscale, soprattutto quando le prospettive di crescita sono rimaste intatte e hanno potuto contare sul sostegno della liquidita'.
Lo stress fiscale pero' non e' qualcosa che si manifesta gradualmente; al contrario, tende a esplodere in modo improvviso, a seguito di finanziamenti andati nel verso sbagliato, inflazione superiore alle attese o shock politici, che obbligano gli investitori a rivalutare il rischio sovrano, i premi a termine e la stabilita' valutaria.
Tuttavia, finche' questi episodi non si verificano, spesa pubblica e politiche espansive possono coesistere con bilanci in deterioramento, ritardando il repricing.
Per gli investitori, quindi, non e' importante prevedere quando questi shock si verificheranno, ma capire che il fatto che prezzi sono stabili non garantisce che lo saranno a lungo. Pertanto, le pressioni fiscali rimangono un fattore di rischio latente e trasversale per tutte le asset class, con la possibilita' che il contagio si ripercuota anche sui tassi d'interesse, sulle valute e sui crediti maggiormente sensibili alla liquidita'.
Politiche industriali e commerciali: la frammentazione come fonte di dispersione Lo shock macroeconomico causato dal rapido cambiamento della politica commerciale internazionale e' ormai diventato in un elemento strutturale nel panorama degli investimenti. Dazi elevati, sussidi e iniziative di politica industriale stanno rimodellando le catene di approvvigionamento e le decisioni sull'allocazione del capitale, privilegiando la resilienza interna rispetto all'efficienza globale.
Questo scenario sta creando dispersione all'interno dei settori: le imprese che hanno piu' potere di determinazione dei prezzi, che si allineano alla politica o che hanno accesso a incentivi possono conseguire risultati migliori rispetto ai competitor, che invece potrebbero dover affrontare una riduzione dei margini o altre difficolta'. Al tempo stesso, l'incertezza sulle negoziazioni, sulla durata dei sussidi e sul controllo normativo accresce il costo del capitale e rende piu' difficile fare piani di lungo periodo.
Dal punto di vista degli investimenti, capire che direzione prendera' la globalizzazione e' meno importante rispetto al saper riconoscere ma chi sara' piu' in grado di navigare attraverso questa complessita'. Infatti, le politiche commerciali e industriali non sono piu' un elemento di contorno, ma fattori determinanti per le performance dei mercati azionari, del credito e privati.
Divergenze regolatorie: come la politica influenza i rendimenti I quadri normativi hanno iniziato a divergere considerevolmente tra aree geografiche, influenzando sia la valutazione degli asset, sia la direzione dei flussi di capitali. Negli Stati Uniti, per esempio, la deregolamentazione che ha interessato specifici settori quali l'energia, le infrastrutture e la finanza ha avuto lo scopo di accelerare gli investimenti e ridurre i vincoli legali. Al contrario, Regno Unito ed Europa hanno adottato un approccio piu' cauto, mentre molti mercati emergenti hanno addirittura rafforzato la supervisione per gestire le vulnerabilita' e attrarre capitali stabili.
Cio' significa che la normativa non e' piu' soltanto un vincolo, ma e' sempre di piu' un driver per i rendimenti.
Dove la direzione presa e' chiara e si hanno i mezzi per mettere in pratica quanto e' stato stabilito, il cambiamento della regolamentazione puo' generare maggiori investimenti, accrescere le valutazioni e permettere alle imprese di cercare nuove soluzioni. Dove cio' non accade, invece, l'incertezza puo' avere un impatto significativo sui multipli e deteriorare il capitale.
*Managing Director, Head of Cross-Asset Research & Sustainable Investments di TCW.
Red-
(RADIOCOR) 06-04-26 13:33:09 (0166) 5 NNNN