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State Street: lo shock del Golfo e le ripercussioni macroeconomiche - PAROLA AL MERCATO

di Elliot Hentov * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 11 mar - Il prezzo del petrolio e' aumentato come previsto, ma i disagi si stanno ora estendendo dai colli di bottiglia dei trasporti nello Stretto di Hormuz alla stessa produzione energetica: la situazione alimenta la piu' ampia dinamica di avversione al rischio, in attesa di un miglioramento sostanziale sul conflitto Quattro anni fa, il petrolio ha raggiunto un picco di 130 dollari ed e' rimasto sopra i 100 dollari per quattro mesi prima di normalizzarsi gradualmente all'inizio del 2023.

Poiche' le condizioni di mercato sono diverse, e' utile una lettura ricalibrata qui, che mostra un aumento del 35% finora. Non sorprende che il ritmo sia stato piu' rapido, poiche' il conflitto del 2022 ha interessato 'solo' il 10% della produzione globale, mentre il Golfo ospita quasi il 30%.

Siamo ora piu' vicini al prezzo di equilibrio per un conflitto regionale, con il prossimo rialzo che richiedera' un'ulteriore escalation o segnali che Hormuz rimarra' chiuso per piu' di 2-3 settimane. Gli attuali livelli di shipping innescano problemi a cascata dopo circa due settimane di chiusura. E' il momento in cui i produttori non riescono piu' a dirottare il petrolio appena prodotto verso lo stoccaggio via mare o a terra e devono quindi 'chiudere' la produzione.

Per evitare queste chiusure, i produttori inizieranno a ridurre la produzione in anticipo per guadagnare piu' tempo.

L'Iraq ha gia' iniziato a farlo, tagliando la produzione di 3 mbd (circa il 75% della sua produzione giornaliera) nella speranza di poter mantenere la produzione fino alla riapertura dei trasporti. L'Iraq e' un caso particolare, con una capacita' di stoccaggio molto inferiore rispetto ad altri produttori. Tuttavia, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait nel fine settimana hanno annunciato che stanno riducendo anch'essi la produzione, per far fronte a un periodo di chiusura piu' lungo dello Stretto di Hormuz.

La situazione attuale e' un classico shock di offerta stagflazionistico per gli importatori di energia, che richiedera' ancora una volta una risposta fiscale di compensazione. Utilizzando il modello Shok di Bloomberg, un aumento di 50 dollari del prezzo del petrolio (cioe' intorno ai 115 dollari) in un trimestre equivarrebbe a un incremento di quasi l'1% del Cpi statunitense nei tre trimestri successivi. I mercati obbligazionari si sono rapidamente adeguati a questa dinamica inflazionistica per i sovrani europei piu' deboli, e in misura minore anche per Stati Uniti e Germania.

E' significativo notare che nel 2022 i rendimenti obbligazionari non sono aumentati fino alla terza settimana di guerra, quando sono diventate evidenti l'entita' del sostegno all'Ucraina e i costi del riarmo europeo. Se l'attuale crisi dovesse persistere, ci aspetteremmo che la pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari continui.

Allo stesso modo, prevedremmo il mantenimento della forza del dollaro Usa come corollario del profilo energetico degli Stati Uniti. Entrambi i trend sono vulnerabili a una brusca inversione in caso di notizie di de-escalation.

Il successo dell'Iran nel mantenere una potenza di fuoco sufficiente nel Golfo significa che la guerra si sta ora trasformando in uno shock macroeconomico globale negativo (favorevole per il dollaro Usa, l'oro e le materie prime; negativo per obbligazioni e azioni). Detto cio', e' difficile immaginare che la durata di questo shock superi uno o due mesi. Anche in caso di un conflitto piu' prolungato, sarebbe probabile una parziale normalizzazione dei prezzi del petrolio.

* Chief Macro Policy Strategist di State Street Investment Management "Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo "Parola al mercato" non puo' in alcun caso essere considerato una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne' raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa' a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore.

L'agenzia di stampa Il Sole 24 Ore Radiocor declina ogni responsabilita' in ordine alla veridicita', accuratezza e completezza di tali analisi e invita quindi gli utenti a prendere atto con attenzione e la dovuta diligenza di quanto sopra dichiarato e rappresentato dalla societa'".

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(RADIOCOR) 11-03-26 19:34:40 (0715) 5 NNNN

 


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