Schroders: oro e crisi in Iran, cosa c'e' dietro l'estrema volatilita' dei prezzi? - PAROLA AL MERCATO
di James Luke * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 01 apr - Il prezzo dell'oro e' salito nei primi giorni del conflitto, superando i 5.300 dollari il 3 marzo. Da allora ha subito una serie di cali drastici. Il 23 marzo, mentre la guerra entrava nella sua quarta settimana, l'oro era sceso a circa 4.400 dollari, registrando uno dei cali piu' repentini mai osservati.
La nostra opinione e' che, nel tempo, l'oro abbia dimostrato di essere un valido strumento di diversificazione del portafoglio e una preziosa copertura contro l'aumento tendenziale a lungo termine delle tensioni geopolitiche e fiscali. Tuttavia, l'oro spesso non e' stato una buona copertura geopolitica a breve termine, ne' una copertura contro significativi stress di mercato.
Perche' l'oro ha subito una correzione? Rileviamo tre fattori determinanti a breve termine: 1.Una reazione istintiva alla minore probabilita' di tagli dei tassi. Una probabile carenza di petrolio e gas, innescata dalla chiusura del canale di Hormuz, unita ai danni permanenti inflitti alle infrastrutture energetiche del Golfo, alimenta aspettative di inflazione piu' elevate che, a loro volta, esercitano pressione sulle banche centrali affinche' alzino i tassi di interesse.
2.L'oro risente delle dinamiche di mercato improntate alla fuga dal rischio. Nell'ultimo anno e oltre, i rendimenti dell'oro sono stati molto positivi. In un periodo di risk off, caratterizzato da forti tensioni sui mercati e da una corsa alla liquidita' a breve termine, l'oro puo' risentirne.
3.I timori relativi alle tensioni fiscali portano alla vendita dell'oro. Tra questi figurano i timori che i fondi sovrani abbiano liquidato le proprie posizioni per finanziare le richieste di liquidita' da parte dei governi, oppure che le banche centrali dei mercati emergenti stiano utilizzando le riserve auree come fonte di liquidita' a breve termine per sostenere le valute o far fronte ad altre esigenze, come la spesa per la difesa.
Il bull market dell'oro e' quindi giunto al termine? Un aumento estremo del prezzo del petrolio causerebbe probabilmente danni a tutte le asset class nel brevissimo termine, compreso l'oro. Ma il quadro generale e' molto diverso. Riteniamo che il modo per inquadrare il rapporto rischio/rendimento a medio-lungo termine degli investimenti in oro dal punto di vista dell'allocazione degli asset sia chiedersi se il trend di svalutazione (guidato in gran parte da preoccupazioni fiscali) o quello di de-dollarizzazione (guidato in gran parte da preoccupazioni geopolitiche relative all'uso del dollaro come arma e alle tensioni tra Stati Uniti e Cina) siano ormai terminati, a seguito degli attuali eventi in Medio Oriente.
Se la risposta e' si', allora forse il prezzo dell'oro ha raggiunto il picco per questo ciclo. Se la risposta e' no, allora questo periodo potrebbe essere visto come un'opportunita' di acquisto.
Riteniamo che la risposta sia no, per diversi motivi. In primo luogo, il passaggio geopolitico dall'unipolarita' statunitense, che ha raggiunto il picco nei primi anni 2000, a una competizione multipolare tra grandi potenze, con una fiducia ridotta nelle istituzioni globalizzate e nelle catene di approvvigionamento, e' destinato a continuare nella maggior parte degli scenari - a meno che non si verifichi una vittoria rapida e schiacciante di Stati Uniti e Israele. In secondo luogo, gli eventi attuali fanno intravedere sia la prospettiva di una stagflazione sia un aumento degli oneri legati alla spesa per la difesa. Le probabilita' di recessione sono in aumento. La tendenza fiscale all'aumento del debito e del deficit nei paesi del G7 continuera'. Ci sembra piuttosto alta la possibilita' che la guerra con l'Iran venga vista come il prossimo shock fiscale, cosi' come la probabilita' che le prospettive fiscali peggiorino.
Infine, anche se la crisi dovesse protrarsi, ci aspetteremmo che, una volta esaurite le vendite impulsive a breve termine, l'oro inizi a rompere la sua correlazione negativa a breve termine con i mercati petroliferi.
Titoli auriferi Il valore dei titoli auriferi e' sceso di circa il 25% dall'inizio della guerra. Gli investitori temono che l'inflazione dei costi e il calo dei prezzi dell'oro possano erodere in modo significativo i margini di profitto dei produttori di oro. Ancora una volta, c'e' una tendenza istintiva a vedere l'attuale shock iraniano come una potenziale replica dello shock energetico ucraino del 2022 che, alla fine, ha contribuito alla sottoperformance dei titoli auriferi rispetto all'oro fisico.
La differenza piu' grande tra oggi e il 2022 e' il punto di partenza dei margini dei produttori. Su base all-in (costi totali inclusi il capitale di crescita e le imposte in contanti), i margini erano circa dieci volte piu' alti all'inizio di questo conflitto rispetto a quelli all'inizio della guerra Russia/Ucraina (circa 150 dollari Usa per oncia all'inizio del 2022 contro i 1.800 dollari Usa per oncia di oggi).
L'attuale ampio margine di sicurezza comporta di fatto una significativa riduzione della leva operativa. In altre parole, i costi possono aumentare molto piu' rapidamente dei prezzi dell'oro, mentre i margini potrebbero comunque continuare a crescere.
Per gli investitori che condividono la nostra opinione secondo cui il mercato rialzista dell'oro e' destinato a proseguire, il settore azionario dell'oro continua a presentare numerosi aspetti interessanti.
* Senior Portfolio Manager, Gold and Commodities, Schroders "Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo "Parola al mercato" non puo' in alcun caso essere considerato una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne' raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa' a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore.
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(RADIOCOR) 01-04-26 14:38:40 (0440) 5 NNNN