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Robeco: l'autosufficienza energetica nell'era degli shock - PAROLA AL MERCATO

di Colin Graham * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 06 giu - Il conflitto in Iran ha riproposto il problema della dipendenza da risorse provenienti da zone di guerra, ma l'elettrificazione non tiene il passo con gli sviluppi geopolitici.

Il panorama energetico viene ridisegnato da shock ricorrenti: tensioni geopolitiche, volatilita' dei prezzi dei combustibili e crescente domanda di elettrificazione nei comparti dei trasporti, dell'edilizia e delle infrastrutture dati.

Questo contesto ha determinato un fondamentale ripensamento del concetto di autosufficienza energetica in un'economia moderna e interconnessa. In passato, la sicurezza energetica era definita in termini di accesso a riserve fisiche di petrolio e gas. Oggi, tale concetto si e' trasformato nella capacita' di generare, immagazzinare e gestire l'energia utilizzando infrastrutture, fonti e tecnologie nazionali.

Di conseguenza, la sicurezza energetica tramite l'elettrificazione dipende anche da un'ampia gamma di minerali critici, che non sempre si trovano nelle localita' piu' accessibili a livello geografico o politico.

La corsa all'indipendenza Il raggiungimento dell'autosufficienza energetica e' oggi una priorita' per le tre principali potenze economiche mondiali (Cina, Ue e Stati Uniti), che pero' procedono a velocita' diverse.

Nel 2025, la Cina ha investito 800 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili nazionali, compresa la costruzione di un parco solare grande quanto Parigi. Negli ultimi cinque anni la sua spesa complessiva ha superato i 3.000 miliardi di dollari. L'Ue e gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno effettuato investimenti pari a circa la meta'.

Oltre che dalla rapida diffusione delle rinnovabili, il vantaggio strategico della Cina deriva dal controllo sugli ecosistemi manifatturieri e dalla sua capacita' di scalare le apparecchiature di rete, come lo sviluppo di linee di trasmissione ad alta tensione, componenti per la gestione dell'energia e sistemi di accumulo.

La portata e la velocita' di questa trasformazione sono state favorite dalla disponibilita' di minerali critici, nonche' da una politica deliberata di integrazione verticale delle catene di approvvigionamento e della raffinazione. Tuttavia, la Cina dipende ancora dalle importazioni di materie prime come il cobalto (95%), il nichel (90%) e il minerale di ferro (80%).

Questi processi hanno rafforzato la resilienza interna, permettendo, al contempo, al Paese di esportare componenti critici verso l'UE e gli Stati Uniti e di restare integrato nelle catene di approvvigionamento globali.

* Head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco red-.

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