Raiffeisen Capital: emergenti, la guerra in Iran interrompe il rally dell'azionario - PAROLA AL MERCATO
di Karin Kunrath* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 23 mar - Nei primi due mesi del 2026 i mercati azionari emergenti hanno registrato un forte rialzo, superando nettamente quelli sviluppati, ma il trend e' stato frenato dallo scoppio della guerra in Iran a marzo. Le ripercussioni restano difficili da valutare, soprattutto per i paesi emergenti piu' dipendenti dall'energia.
L'indice globale dei mercati emergenti e' salito di quasi il 15% nei primi due mesi dell'anno (contro circa il 3% dei mercati sviluppati), ma a inizio marzo la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha interrotto bruscamente i rialzi. Le reazioni sono state finora moderate: le azioni emergenti hanno perso circa il 7% nelle prime due settimane di marzo, contro il 4% dei mercati sviluppati, mantenendo comunque un bilancio positivo da inizio anno. Molti investitori hanno ridotto il rischio o hanno temporaneamente sospeso gli acquisti degli asset piu' rischiosi, ma al momento non si puo' parlare di reazioni di panico.
Nessun allarme, ma un atteggiamento attendista Le conseguenze economiche e geopolitiche restano incerte, ma in uno scenario negativo potrebbero colpire soprattutto i paesi emergenti piu' dipendenti dalle importazioni energetiche e dalle rotte del Golfo Persico e del Mar Rosso.
Non sorprende quindi la reazione eterogenea di azioni e valute.
A meta' marzo l'Iran ha limitato il transito nello Stretto di Hormuz, causando un forte aumento dei prezzi di petrolio e gas. Tuttavia, il fattore decisivo sara' la durata piu' che l'intensita' del rialzo dei prezzi.
I rischi per i Paesi emergenti Soprattutto le grandi economie di Cina e India dipendono fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dalla regione del Golfo e, nel contesto della guerra in Iran, si trovano ad affrontare anche notevoli sfide geopolitiche.
Per la Cina, che gia' deve fare i conti con una domanda interna insufficiente, scarsa redditivita' di molte imprese e una crescita persistentemente debole, tutto cio' non potrebbe capitare in un momento peggiore. Va tuttavia osservato che la Cina ha costituito riserve strategiche di petrolio molto consistenti e, a quanto pare, potrebbe continuare ad acquistare petrolio iraniano. L'India, in caso di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, si troverebbe quindi in difficolta' piu' rapidamente della Cina, ma potrebbe probabilmente compensare una parte delle importazioni mancanti con il petrolio russo.
L'America Latina, a sua volta, e' decisamente meno a rischio immediato e paesi come il Brasile e la Colombia, in quanto esportatori di petrolio, potrebbero addirittura trarre vantaggio dall'aumento dei prezzi del petrolio.
Nell'Europa centrale e orientale c'e' una forte sensibilita' nei confronti dei prezzi dell'energia e dei costi di trasporto. In caso di forti aumenti dell'inflazione, le banche centrali potrebbero vedersi costrette ad agire. Anche a questo proposito, tuttavia, la durata delle distorsioni dei prezzi dell'energia rimane determinante.
Il Sud-Est asiatico, in quanto centro di molte catene di approvvigionamento globali, non da ultimo nel settore dei semiconduttori, dovrebbe risentire meno dell'aumento dei prezzi del petrolio che dei problemi logistici e dell'aumento dei costi di trasporto, qualora le rotte commerciali verso l'Europa dovessero rimanere interrotte per un periodo prolungato.
*Chief investment officer, Raiffeisen Capital Management.
Red-
(RADIOCOR) 28-03-26 13:53:21 (0299) 5 NNNN