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Pictet AM: tra inflazione e shock energetici: nuove dinamiche per i portafogli istituzionali - PAROLA AL MERCATO

di Marco Ghilotti* e Stefano Gatti** (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 11 mag - Le tensioni geopolitiche sono tornate a scuotere i mercati internazionali. Non si tratta soltanto dell'incertezza legata alla durata dei conflitti in corso, ma anche - e sempre piu' - della difficolta' di delineare scenari plausibili per i prossimi mesi e di valutarne le conseguenze macroeconomiche.

In questo contesto, torna con forza una domanda centrale, particolarmente rilevante per gli investitori istituzionali: quali sono le implicazioni su inflazione, tassi e crescita in presenza di un nuovo shock petrolifero? In ambito economico, gli shock energetici rappresentano il caso piu' tipico di shock dell'offerta. Un aumento repentino dei prezzi dell'energia si traduce infatti in un incremento dei costi di produzione e di trasporto, comprimendo i margini delle imprese e riducendo il potere d'acquisto delle famiglie. Il risultato e' spesso un equilibrio fragile, caratterizzato da inflazione in accelerazione e crescita in rallentamento: la stagflazione. Uno scenario che implica una gestione piu' complessa del trade-off tra rendimento e preservazione del capitale nel lungo periodo.

Guardando alla storia recente, e' possibile individuare diversi episodi che presentano analogie con la fase attuale.

L'embargo OAPEC del 1973-74 determino' una quasi quadruplicazione del prezzo del greggio, passato da 2,90 a 11,65 dollari al barile in pochi mesi. La crisi iraniana del 1978-79, tra riduzione dell'offerta e aumento della domanda precauzionale, porto' a un forte rialzo dei prezzi, in un contesto in cui la Federal Reserve, gia' preoccupata dall'inflazione, irrigidi' la politica monetaria: il federal funds rate sali' dal 6,9% di aprile 1978 al 10% entro fine anno, anticipando il successivo 'Volcker shock'. Nel 1990-91, durante la Guerra del Golfo, l'aumento dei prezzi energetici fu rapido ma relativamente breve: tra luglio e ottobre 1990 il petrolio passo' da circa 17 a circa 36 dollari al barile, contribuendo ad un temporaneo aumento dell'inflazione e ad un rallentamento dell'attivita' nei paesi avanzati. Piu' recentemente, nel 2007-08, il super-ciclo delle materie prime porto' il WTI a 145 dollari al barile il 3 luglio 2008: sebbene la crisi finanziaria fosse il principale fattore del successivo crollo, il caro energia aggravo' ulteriormente il contesto, penalizzando consumi e settori industriali energivori.

Gli elementi ricorrenti sono chiari: gli shock energetici tendono a rendere piu' persistente l'inflazione headline, a limitare la capacita' delle banche centrali di mantenere politiche accomodanti e a frenare la crescita economica. Le conseguenze sono particolarmente rilevanti per gli asset piu' sensibili ai tassi - quindi a lunga duration - e, piu' in generale, per la costruzione strategica dei portafogli degli investitori istituzionali, che devono gestire orizzonti temporali estesi e vincoli di rischio stringenti.

Il contesto attuale presenta diverse analogie. A meta' marzo, il Brent si e' stabilizzato nell'area 104-106 dollari al barile (ad esempio 104,86 dollari il 16 marzo), in un quadro caratterizzato da forti timori sulla sicurezza dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz. Da allora, la dinamica dei prezzi e' rimasta estremamente volatile: tra fine febbraio e meta' aprile, i future sul Brent hanno registrato un rialzo superiore al 50%, accompagnato da ampie oscillazioni giornaliere. A meta' aprile 2026, le quotazioni risultano nuovamente comprese tra 112 e 115 dollari al barile. Sul fronte dei prezzi al consumo, i dati piu' recenti confermano che il processo di disinflazione e' meno lineare rispetto alle attese. Nell'Eurozona, l'inflazione ha raggiunto il 2,5% a marzo 2026, in aumento rispetto all'1,9% di febbraio. La componente core (HICP al netto di energia, alimentari, alcol e tabacco) si e' attestata al 2,3%, in lieve calo rispetto al 2,4% del mese precedente, ma comunque indicativa di una dinamica sottostante ancora resiliente. In Italia, le stime indicano un'inflazione pari a +1,5% su base annua (HICP) a marzo, sostanzialmente stabile rispetto a febbraio.

*Senior Manager, Institutional Clients, di Pictet Asset Management **Antin IP Professor of Infrastructure Finance, Dipartimento di Finanza, Universita' Bocconi.

Red-

(RADIOCOR) 11-05-26 11:09:25 (0220) 5 NNNN

 


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