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Pictet AM: i mercati ostaggio della geopolitica - PAROLA AL MERCATO

di Andrea Delitala * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 23 apr - Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a riflettersi sui mercati globali, con impatti rilevanti su energia, inflazione e politiche monetarie. In un contesto di negoziati fragili e rischio geopolitico persistente, l'attenzione degli investitori si concentra sulla sostenibilita' della crescita e sulla tenuta delle correlazioni tra asset class.

I punti critici del negoziato tra Iran e Stati Uniti Il confronto negoziale tra Washington e Teheran si articola su una serie di richieste contrapposte che riprendono in larga misura elementi gia' emersi nei precedenti colloqui di Ginevra, interrotti dall'avvio unilaterale delle operazioni militari statunitensi. Il contesto attuale segna un cambio di paradigma nelle relazioni internazionali, in cui il principio 'Si vis pacem para bellum' (Se vuoi la pace, preparati alla guerra) convive con una crescente difficolta' nel definire incentivi negoziali credibili.

I nodi storici di attrito tra Usa e Iran restano due: il programma nucleare iraniano, formalmente orientato a scopi civili ma percepito come potenziale rischio militare, e lo sviluppo di missili balistici, considerati da Teheran come strumenti difensivi ma visti come minaccia diretta, soprattutto per via del ruolo di Israele nella regione. A questi si aggiungono due elementi nuovi, emersi nel corso del conflitto: il tema della sovranita' sullo Stretto di Hormuz e l'estensione del conflitto al Libano, ormai parte integrante dello stesso quadro bellico.

Sul primo punto, l'ipotesi di una forma di compensazione economica - ad esempio un dazio simbolico di circa 1 dollaro a barile (pari a circa l'1% del valore del carico di una Large Crude Carrier da 2 milioni di barili) - appare economicamente sostenibile ma politicamente sensibile, in quanto tocca il principio di sovranita'. Sul secondo fronte, la sovrapposizione tra teatro iraniano e libanese complica ulteriormente ogni ipotesi di de-escalation coordinata.

Shock di correlazione L'evoluzione recente dei mercati evidenzia un'anomalia significativa nelle dinamiche tra asset class. In uno scenario di rischio geopolitico elevato, ci si attendeva un ruolo stabilizzante dei bond; al contrario, si e' osservato un deterioramento piu' marcato del comparto obbligazionario rispetto all'equity. Il movimento si traduce in un rialzo dei rendimenti di circa mezzo punto percentuale nel rendimento delle obbligazioni dell'Eurozona, con perdite concentrate sulla parte breve della curva e successivamente estese ai segmenti a 10 anni. Questo trend non solo richiama il pattern osservato nel 2022, ma lo amplifica, configurando uno shock di correlazione piu' intenso. In parallelo, l'azionario ha mostrato una resilienza superiore alle attese, sostenuto dalla tenuta degli utili societari, che in parte giustificano gli attuali (elevati) livelli di prezzo nonostante il contesto avverso.

Nel complesso emerge un vistoso disallineamento tra asset class: mentre il petrolio si mantiene su livelli coerenti con gli scenari attesi, i bond risultano eccessivamente penalizzati. Una divergenza che solleva interrogativi sulla corretta lettura del ciclo macrofinanziario da parte del mercato.

Energia e supply chain Dal punto di vista energetico, l'impatto della crisi appare significativo ma non ancora sistemico. I prezzi dell'energia hanno registrato un incremento di circa il 50%, in linea percentuale con il 2022 ma su livelli assoluti differenti, in particolare per il gas, componente estremamente critica per l'Europa. Tuttavia, l'assenza di attacchi diretti a infrastrutture chiave - come l'oleodotto East-West che collega Jubail a Yanbu in Arabia Saudita - segnala una volonta' di contenere l'escalation.

Il monitoraggio dei flussi marittimi conferma una relativa stabilita' operativa, con episodi di tensione limitati a minacce e azioni dimostrative. Questo elemento ha contribuito al recupero dei mercati e supporta una lettura moderatamente costruttiva dello scenario di base. Resta tuttavia evidente la vulnerabilita' strutturale dell'Europa, ancora fortemente dipendente dall'estero per le forniture energetiche. La sostituzione della Russia con il Medio Oriente non ha infatti eliminato i rischi di interruzione degli approvvigionamenti, rendendo necessaria un'accelerazione degli investimenti in stoccaggio, produzione domestica e diversificazione energetica.

* Head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management.

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(RADIOCOR) 23-04-26 15:12:17 (0533) 5 NNNN

 


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