Pictet AM: Hedge Funds, la nuova frontiera della diversificazione - PAROLA AL MERCATO
di Giambattista Chiarelli* e Marco Ghilotti** (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 18 apr - Il ruolo delle strategie hedge UCITS nel migliorare diversificazione, stabilita' dei rendimenti e gestione del rischio nel contesto attuale dei mercati globali Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con l'escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, hanno riportato al centro dell'attenzione il tema della fragilita' degli equilibri globali e del loro impatto sui mercati finanziari.
In un contesto caratterizzato da shock energetici, incertezza sulle politiche monetarie e maggiore volatilita', le tradizionali correlazioni tra asset class stanno diventando meno affidabili. Questo scenario rafforza la necessita', per gli investitori, di ripensare l'asset allocation in ottica piu' resiliente, integrando strumenti in grado di offrire diversificazione reale e minore dipendenza dai movimenti direzionali dei mercati.
In questo contesto, gli investitori istituzionali sono chiamati a ripensare il paradigma di asset allocation costruito negli anni di tassi bassi e mercati direzionali. Le strategie alternative hedge fund, implementate attraverso strutture UCITS regolamentate, con un mercato globale vicino ai cinque trilioni di dollari, offrono oggi uno strumento efficace per ampliare le fonti di rendimento, rafforzare la diversificazione e migliorare la resilienza dei portafogli nel lungo periodo.
Negli ultimi mesi i mercati finanziari hanno evidenziato una significativa rotazione tra le principali classi di attivo e tra gli stili di investimento azionari. I titoli che hanno registrato le performance migliori nel breve periodo hanno continuato a rafforzarsi, accentuando il fenomeno dei cosiddetti momentum winners. Parallelamente si osserva una rotazione degli stili: titoli ciclici contro difensivi, mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati e segmenti small cap rispetto alle large cap. Questo contesto riflette un equilibrio di mercato in rapido cambiamento, nel quale la dispersione tra settori, fattori e aree geografiche tende ad aumentare.
Sul fronte azionario, il consenso e' che il 2026 offra ancora opportunita' interessanti, seppure in uno scenario complesso.
Negli Stati Uniti, i temi legati all'intelligenza artificiale, alla tecnologia e alla qualita' (bilanci solidi e cash flow consistenti) restano centrali, ma le valutazioni elevate e la forte concentrazione su alcuni grandi nomi, come le big tech, stanno spingendo molti gestori a orientare le proprie strategie verso una maggiore diversificazione delle fonti di rendimento, ampliando la ricerca di opportunita' oltre i titoli a maggiore capitalizzazione. Ad esempio, il settore finanziario che si prevede beneficera' della deregolamentazione, i titoli industriali legati alle infrastrutture e alla transizione energetica, e i segmenti value con fondamentali robusti. Nonostante cio', i portafogli tradizionali presentano oggi alcune vulnerabilita' strutturali. Il mercato azionario statunitense tratta su multipli storicamente elevati: il rapporto prezzo/utili prospettico e' intorno a 22 volte, mentre l'indicatore Shiller CAPE (che misura il prezzo attuale di un indice rispetto alla media dei profitti degli ultimi 10 anni) si colloca vicino a 40, uno dei livelli piu' alti nella storia.
Inoltre, l'equity risk premium - ovvero il differenziale di rendimento atteso tra azioni e Treasury - si e' compresso a circa lo 0,02%, tra i livelli piu' bassi mai registrati.
Anche il mercato del credito mostra segnali di compressione del premio per il rischio: gli spread investment grade sono intorno a 78 punti base, sui livelli piu' bassi degli ultimi vent'anni. Cio' implica una remunerazione limitata rispetto al rischio assunto e un potenziale ridotto di ulteriore compressione. Inoltre, gli spread creditizi possiedono un rilevante potere predittivo sui rendimenti futuri delle obbligazioni corporate, sia nel breve che nel lungo periodo.
I livelli correnti indicano rendimenti contenuti e una vulnerabilita' elevata agli shock macroeconomici. Nello scenario attuale, dunque, le allocazioni obbligazionarie potrebbero non offrire protezione attesa durante le fasi di contrazione dell'azionario.
*Head of Institutional **Senior Manager Institutional Clients di Pictet Asset Management.
Red-
(RADIOCOR) 18-04-26 13:32:56 (0315) 5 NNNN