Pharus: i listini azionari hanno ragione (anche se non sembra) - PAROLA AL MERCATO
a cura del team di gestione di Pharus (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 01 mag - Se ci limitassimo a leggere i titoli dei giornali, verrebbe quasi da concludere che il mercato stia reagendo in modo irrazionale. Da una parte restano molte incognite aperte con il quadro geopolitico che resta lontano da una vera soluzione. Dall'altra, pero', i mercati azionari continuano a mostrare una forza notevole, con l'S&P 500 e il Nasdaq vicini ai massimi storici.
Anzi, il segnale piu' evidente arriva proprio dal Nasdaq, l'indice piu' esposto alle grandi capitalizzazioni tecnologiche, che ha appena chiuso una striscia di 13 rialzi consecutivi, una delle sequenze positive piu' lunghe di sempre e la piu' estesa dal 2013.
E anche qui la storia offre uno spunto interessante. Nelle altre sette occasioni in cui il Nasdaq aveva registrato almeno 12 sedute consecutive di rialzo, l'indice risultava sempre piu' in alto dodici mesi dopo, con una performance media superiore al 19%.
Questo non significa che nel breve non possa esserci volatilita' - sarebbe anzi del tutto normale dopo una corsa cosi' rapida - ma in una prospettiva piu' ampia e' un segnale che suggerisce come il mercato rialzista possa avere ancora fondamenta solide. E allora la domanda e' inevitabile: cosa sta guardando davvero il mercato? La risposta, in realta', e' molto piu' semplice di quanto sembri. Il mercato non sta ignorando i rischi. Sta guardando soprattutto a cio' che, nel medio periodo, conta piu' di tutto: ovvero gli utili aziendali.
Ed e' proprio qui che si concentra il punto piu' interessante di questa fase. L'indice S&P 500 e' positivo da inizio anno non perche' gli investitori siano diventati improvvisamente piu' ottimisti e abbiano deciso di pagare multipli sempre piu' alti. Anzi, e' successo quasi l'opposto. Il contributo principale alla performance dell'indice e' arrivato dall'aumento delle aspettative sugli utili, mentre i multipli si sono contratti. In altre parole, il mercato e' salito non perche' e' diventato piu' caro, ma perche' gli utili attesi sono cresciuti abbastanza da compensare una riduzione delle valutazioni.
Oggi l'utile per azione atteso sui prossimi dodici mesi per l'S&P 500 e' in aumento di circa il 9% rispetto ad inizio anno. E la cosa forse ancora piu' importante e' che gran parte di questo aumento si e' verificata proprio nelle ultime settimane, cioe' nel pieno della crisi geopolitica.
Naturalmente, non tutta questa crescita e' distribuita in modo uniforme. Anzi, qui emerge un altro punto fondamentale.
Le revisioni al rialzo sono state trainate in larga parte da pochi settori: soprattutto tecnologia, energia e in misura minore materiali di base. Questo significa che il mercato non sta premiando in modo indiscriminato tutto l'azionario: sta premiando i segmenti che oggi mostrano piu' capacita' di espansione degli utili e dei margini.
Ed e' proprio il tema dei margini a rendere questa fase ancora piu' interessante. Spesso si tende a pensare che un'inflazione piu' alta sia automaticamente negativa per il mercato, perche' pesa sui consumi reali, sui tassi e sulle valutazioni. Ma questa e' solo una parte della storia.
L'altra parte e' che l'inflazione, se non degenera in un problema fuori controllo, puo' anche sostenere il PIL nominale, i ricavi e in molti casi perfino i margini. E infatti oggi una quota importante della crescita attesa degli utili deriva proprio dall'espansione dei margini, piu' ancora che dalla crescita delle vendite. I margini forward dell'S&P 500 erano intorno al 12% alla fine del 2019, sono saliti al 14,5% a fine 2025 e oggi si muovono gia' oltre il 15%.
Red-
(RADIOCOR) 01-05-26 11:33:49 (0190) 5 NNNN