Pharus: azionario, il toro e' ancora vivo ma sta diventando piu' esigente - PAROLA AL MERCATO
a cura del team di gestione di Pharus (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 12 mag - Se dovessimo riassumere in una sola frase quello che i mercati stanno cercando di dirci oggi, probabilmente sarebbe questa: il toro e' ancora vivo, ma sta diventando piu' esigente.
Perche' da una parte i segnali di forza sono reali, e sarebbe un errore non riconoscerli. Aprile e' stato uno dei mesi migliori di sempre per l'azionario americano, l'S&P 500 ha piu' che raddoppiato i minimi del 2022, il bull market attuale ha ormai tre anni e mezzo di vita e, storicamente, quando un mercato rialzista arriva fin qui, molto spesso ha ancora strada davanti. In passato, i bull market che hanno superato il terzo anniversario sono durati in media diversi anni ancora, e anche dopo il raddoppio dai minimi i rendimenti successivi sono stati spesso molto robusti.
Insomma, se guardiamo solo alla statistica di lungo periodo, e' difficile sostenere che questo mercato sia necessariamente vicino alla fine.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato fermarsi qui, perche' sotto la superficie si sta formando una tensione molto piu' sottile e molto piu' interessante.
La vera domanda, oggi, non e' se il mercato abbia forza. La forza c'e', ed e' evidente. La vera domanda e' se questa forza sia abbastanza diffusa, abbastanza sana e abbastanza sostenibile da reggere anche nei prossimi mesi.
Perche' il rally attuale ha due anime molto diverse. La prima e' quella costruttiva, quasi inevitabile: gli utili continuano a sorprendere positivamente, il mercato del lavoro non si rompe, i consumi restano resilienti e il ciclo di investimenti in intelligenza artificiale continua a generare una domanda enorme di capitale, infrastrutture, semiconduttori e capacita' di calcolo. La seconda, pero', e' piu' delicata: il mercato sta diventando sempre piu' stretto, sempre piu' concentrato e sempre piu' dipendente da pochi grandi vincitori. E quando succede questo, il rischio non e' che il mercato smetta improvvisamente di salire. Il rischio e' che diventi molto piu' fragile di quanto l'indice faccia pensare.
Partiamo dalla parte positiva, perche' va riconosciuta con onesta'.
La stagione degli utili del primo trimestre ha prodotto numeri che Wall Street vede molto raramente. Circa due terzi delle societa' dell'S&P 500 hanno gia' pubblicato i risultati, e la crescita complessiva degli utili e' salita oltre il 27% su base annua, piu' del doppio rispetto a quanto il mercato si aspettava alla fine del trimestre.
Anche il margine netto aggregato ha raggiunto livelli che non si vedevano da quindici anni. Non stiamo quindi parlando di un rialzo costruito sul nulla. Il mercato continua a essere sostenuto da fondamentali forti, e in particolare da una crescita degli utili molto piu' robusta del previsto.
In piu', c'e' un secondo aspetto che rafforza questa lettura: le revisioni al rialzo sulle stime di utili non si sono fermate nemmeno durante le settimane piu' tese dal punto di vista geopolitico. Anzi, hanno continuato ad aumentare, e questo e' un segnale importante. Vuol dire che, mentre i titoli dei giornali parlavano di guerra, di petrolio e di rischio stagflazione, gli analisti continuavano a vedere aziende capaci di fare meglio del previsto.
Anche sul piano macro, il quadro resta meno fragile di quanto molti raccontino. Se proprio volgiamo, il vero problema non e' la crescita, ma l'inflazione.
Perche' mentre il mercato del lavoro regge e gli utili sorprendono, i redditi reali stanno iniziando a essere compressi. La crescita nominale dei redditi continua, ma l'inflazione sta mangiando una parte sempre piu' ampia di quel beneficio.
Ed e' proprio questa combinazione a rendere il mercato cosi' difficile da leggere. Perche' storicamente una crescita nominale robusta con inflazione elevata tende a essere un contesto migliore per le azioni che per le obbligazioni. Le aziende, almeno fino a un certo punto, riescono a trasferire i prezzi e a far crescere i ricavi nominali. Le obbligazioni, invece, non hanno quella elasticita'. Ecco perche', nonostante petrolio alto, Fed ferma e inflazione ancora fastidiosa, il mercato azionario continua a trovare supporto.
A tutto questo si aggiunge poi il grande motore della fase attuale: l'intelligenza artificiale.
Ormai non stiamo piu' parlando di una semplice narrativa tecnologica. Stiamo parlando di un vero ciclo di investimento che sta ridisegnando la struttura del mercato. Le cinque grandi piattaforme tecnologiche stanno spendendo nel 2026 qualcosa come 800 miliardi di dollari in capex legato all'AI, e le stime per il 2027 continuano a salire.
Red-
(RADIOCOR) 12-05-26 12:46:06 (0368) 5 NNNN