Oddo Bhf AM: i secondari sono diventati istituzionalizzati e offrono flessibilita' - PAROLA AL MERCATO
di Alexandre Siclet * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 22 mar - Nell'ultimo decennio, gli investimenti nei mercati privati sono diventati una componente centrale delle moderne strategie di asset allocation. Il potenziale di rendimento interessante, la bassa correlazione con i mercati quotati e l'accesso a vari driver di valore si sono dimostrati convincenti. Questo boom e' stato spianato da un consapevole compromesso da parte degli investitori: hanno accettato l'illiquidita' dell'investimento in cambio di opportunita' di rendimento piu' elevate. In una fase di tassi di interesse prossimi allo zero, il 'premio per l'illiquidita'' era dato per scontato.
La relativa stabilita' dei mercati pubblici rendeva inoltre piu' facile gestire i richiami di capitale, mentre la necessita' di liquidita' a breve termine era considerata bassa. Queste condizioni hanno plasmato strategie di allocazione in cui il tema della liquidita' non giocava quasi alcun ruolo. Tuttavia, l'ambiente e' ora cambiato radicalmente: l'aumento dei tassi di interesse, la maggiore volatilita' e i requisiti normativi piu' severi stanno spostando l'attenzione. La liquidita' sta diventando un fattore decisivo e due sviluppi chiave stanno emergendo: la crescita dinamica dei mercati secondari e la crescente diffusione delle strutture evergreen.
Il mercato secondario per gli asset privati ha subito una trasformazione significativa. Quello che una volta era un mercato opportunistico e relativamente esclusivo si e' evoluto in un segmento strutturato e ampio, organizzato attorno a intermediari e team specializzati. Oggi, gli investitori possono vendere quote di fondi o interi portafogli non piu' solo in situazioni di emergenza o forzate, ma come parte di una gestione attiva dei propri asset. Cio' consente loro di riequilibrare le allocazioni, ridurre i rischi di concentrazione, realizzare guadagni o spostarsi verso altre strategie.
Questa professionalizzazione va di pari passo con nuove forme di transazione, in particolare le cosiddette operazioni "GP-led". In queste transazioni, i gestori dei fondi stessi organizzano una soluzione di liquidita' sotto forma di un fondo di continuazione al fine di estendere la durata di un asset di alta qualita' o ristrutturare i veicoli esistenti.
Gli investitori non sono quindi piu' vincolati a un programma di uscita fisso, ma possono scegliere tra vendere le proprie quote, mantenere l'investimento o aumentare la propria esposizione. Cio' rende la liquidita' flessibile, negoziabile e strettamente integrata nel rapporto con il gestore.
Tuttavia, il mercato secondario non e' una panacea: i prezzi rimangono dipendenti dai cicli di mercato, la profondita' del mercato varia a seconda del segmento e le finestre di transazione possono chiudersi in tempi di stress. E' quindi fondamentale per gli allocatori includere il mercato secondario nella composizione del proprio portafoglio definendo scenari di rotazione, identificando gli asset rilevanti per la vendita e selezionando partner secondari affidabili. La liquidita' diventa cosi' un'opzione strategica, non una via d'uscita improvvisata.
Lo sviluppo delle strutture evergreen sta attenuando il confine tra illiquidita' e flessibilita'. A differenza dei tradizionali fondi chiusi, questi veicoli aperti offrono opzioni regolari di sottoscrizione e rimborso - spesso trimestrali o semestrali - basate sul valore patrimoniale netto (Nav) e rispondono alla crescente domanda degli investitori che desiderano beneficiare dei premi per l'illiquidita' senza dover sottostare a un orizzonte temporale fisso di 10-12 anni e gestire le richiamate di capitale. Queste strutture consentono quindi una forma di "liquidita' organizzata".
Meccanismi come le code di attesa, le restrizioni ai rimborsi (gates), i periodi di preavviso o le riserve di liquidita' permettono di attutire i flussi in entrata e in uscita.
Inoltre, la diversificazione tra diverse annate e strategie riduce il rischio di dipendere da un unico programma di disinvestimento. Per gli investitori, l'effetto curva a j e' spesso mitigato e la gestione della cassa diventa piu' semplice. E' quindi comprensibile che questo nuovo formato sia particolarmente apprezzato dagli investitori privati che in precedenza avevano investito nei mercati privati solo in misura limitata.
Tuttavia, il modello evergreen presenta un importante svantaggio: la promessa capacita' di ritirare il denaro durante la durata del fondo potrebbe non essere compatibile con le attivita' in cui il fondo ha investito, ad esempio in caso di una forte flessione del mercato o qualora molti investitori richiedessero contemporaneamente la restituzione del denaro. Questo tipo di "liquidita' parziale" deve quindi essere compreso e monitorato attentamente da tutte le parti coinvolte.
Conclusione: soluzioni adeguate con i tre pilastri della formazione della ricchezza privata Il nuovo paradigma degli asset privati si basa quindi su tre pilastri: il mercato primario, il mercato secondario e i fondi evergreen. Il mercato primario rimane il motore della creazione di valore a lungo termine, mentre il mercato secondario offre opzioni di entrata e uscita piu' flessibili.
I fondi evergreen, a loro volta, forniscono una struttura continua in grado di attutire i cicli e fluidificare i fabbisogni di liquidita'.
Gli investitori hanno cosi' a disposizione una gamma completa di opzioni per gestire la propria esposizione e liquidita' in modo mirato. In questo nuovo contesto, non beneficeranno solo coloro che hanno accesso ai migliori investimenti del mercato privato, ma soprattutto coloro che riusciranno a porre la liquidita' a lungo termine al centro delle loro strategie non quotate. La domanda chiave non e' quindi piu' "liquidita' o performance", bensi': "quale livello di liquidita', a quale prezzo e per quale tipo di investitore?".
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(RADIOCOR) 22-03-26 14:03:15 (0241) 5 NNNN