La Financiere de l'Echiquier: il dilemma della Fed - PAROLA AL MERCATO
di Enguerrand Artaz* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 09 mag - Dopo piu' di otto anni a capo della Federal Reserve statunitense (Fed), il 26 aprile scorso Jerome Powell ha presieduto il suo ultimo comitato di politica monetaria. Ha tenuto per l'ultima volta la consueta conferenza stampa a margine del FOMC[1], attesissimo appuntamento per tutti gli operatori del mercato.
E se, come sempre accade con questo alunno modello di Princeton, la forma e' stata misurata e le parole abilmente pesate, dietro la facciata si percepiscono i segni di un avvicendamento meno fluido del solito alla guida della piu' potente banca centrale del mondo. Certo Jerome Powell ha affermato che, intendendo rimanere nel board come consentito dalla legge, non agirebbe come un 'presidente ombra', lasciando quindi al suo successore, Kevin Warsh, il compito di assumere la piena direzione della Fed. Tuttavia le fratture all'interno dell'istituzione risultano quanto mai evidenti.
Ironicamente, sebbene Jerome Powell sia considerato un uomo di consenso, la sua ultima riunione si e' conclusa con il piu' ampio numero di dissensi dagli anni '90. Come di consueto, Stephen Miran, nominato da Trump, si e' opposto al mantenimento dello status quo sui tassi, pronunciandosi a favore di un taglio immediato dello 0,25%, mentre altri tre governatori, Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan, hanno sostenuto la decisione di tenere i tassi invariati, ma si sono opposti all'inserimento nel comunicato del FOMC del passaggio sul mantenimento di un orientamento accomodante.
Una duplice frattura che simboleggia le due forze contrapposte che animano la Fed e che il futuro presidente Kevin Warsh dovra' tentare di conciliare.
*Strategist di La Financiere de l'Echiquier.
Red-
(RADIOCOR) 09-05-26 13:54:49 (0268) 5 NNNN