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DJE Kapital AG: settore auto europeo, cosa ci aspetta dopo l'annus horribilis? - PAROLA AL MERCATO

di Mark Heinrichs* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 06 apr - Nel 2025, il comparto automobilistico europeo e' stato travolto da una tempesta perfetta innescata dal protezionismo statunitense, dalle complessita' della transizione elettrica e dalla pressione dei costruttori cinesi. Questa congiuntura ha causato una netta sottoperformance del settore rispetto agli indici continentali, riflettendo un deterioramento della redditivita' dovuto a margini ridotti sui veicoli a batteria e a una guerra dei prezzi globale. Con i dazi ad aggravare il quadro finanziario, si conferma un ciclo storicamente correlato alla performance borsistica del settore. Resta da capire se i margini abbiano toccato il fondo e se sia lecito attendersi una ripresa.

La politica tariffaria degli Stati Uniti incide sui margini Gli attuali dazi statunitensi del 15% comprimono i margini operativi del settore automobilistico di circa due punti percentuali, un'incidenza critica per un comparto dai profitti gia' contenuti. Per stabilizzare la situazione, l'UE dovrebbe azzerare le tariffe sulle importazioni dagli Stati Uniti, favorendo cosi' i costruttori americani e i gruppi europei che producono oltreoceano. Tuttavia, l'esperienza coreana suggerisce che l'amministrazione Trump vincoli gli accordi a una rigida osservanza dei propri obiettivi, mantenendo la minaccia di nuovi rincari. Nonostante recenti pronunce della Corte Suprema su altre fattispecie doganali, l'incertezza normativa persiste e si prevede che le barriere tariffarie sulle auto rimarranno operative almeno fino a tutto il 2026.

Motori a combustione interna per margini piu' elevati? La Commissione Europea ha delineato una revisione della normativa sullo stop ai motori termici che prevede, entro il 2035, una riduzione delle emissioni per le nuove immatricolazioni fissata al 90% rispetto ai livelli del 2021.

La quota residua del 10% potra' essere bilanciata dai produttori tramite un sistema di crediti legati all'impiego di carburanti sintetici, biocarburanti o materiali industriali a basso impatto ambientale come l'acciaio green.

Sebbene tale flessibilita' attenui marginalmente la velocita' della transizione elettrica nel Vecchio Continente, non sembra destinata a generare un incremento rilevante nella redditivita' dei costruttori europei. Al contrario, lo scenario statunitense guidato da Donald Trump e' caratterizzato da una netta deregolamentazione ambientale che favorisce nel breve periodo i margini dei produttori con in gamma motori endotermici.

Auto UE: l'arma a doppio taglio di dazi e local content L'UE applica attualmente dazi variabili sui veicoli elettrici cinesi, con una tariffa base del 10% integrata da sovraccarichi fino al 35% basati sui sussidi ricevuti dai produttori. Tale pressione fiscale e' aggirabile tramite accordi sui prezzi minimi, attesi a partire dalla fine del 2025, o con l'incremento dell'import di veicoli ibridi e l'apertura di siti produttivi locali da parte dei costruttori asiatici. Per tutelare i segmenti di massa e la filiera della componentistica, il dibattito politico si sta spostando verso rigidi requisiti di valore aggiunto locale. Tuttavia, l'efficacia di tali norme rimane incerta, poiche' rischiano di gonfiare i costi di produzione e penalizzare i gruppi con catene di approvvigionamento globali, senza garantire un recupero strutturale dei margini per l'intero settore automobilistico europeo.

Produttori UE: una ripresa graduale guidata dai costi Le case automobilistiche europee sembrano aver capito che devono realizzare la svolta da sole, puntando su nuovi prodotti competitivi e su una drastica riduzione dei costi operativi. Le novita' presentate all'IAA 2025 testimoniano un'accelerazione verso l'elettrico che mira a mitigare la pressione sui margini, con l'obiettivo di raggiungere la parita' di profittabilita' tra modelli termici e a batteria entro il 2030. Nonostante questo slancio, i benefici strutturali delle attuali offensive commerciali si manifesteranno pienamente solo dal 2027, superate le fasi di avvio industriale. Nel breve termine, il biennio 2025-2026 risentira' degli oneri straordinari legati ai piani di efficientamento, delineando un recupero della redditivita' graduale piuttosto che un rimbalzo immediato.

*Equity Analyst, DJE Kapital AG.

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(RADIOCOR) 06-04-26 10:55:58 (0108) 5 NNNN

 


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