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Capital Group: mondiali a 48 squadre, mercati a 24 economie, la nuova era degli emergenti - PAROLA AL MERCATO

di Jeremy Cunningham* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 13 giu - La Coppa del Mondo FIFA 2026 sara' la piu' grande di sempre. Per la prima volta, infatti, saranno 48 le nazioni a sfidarsi (contro le 32 dell'ultima edizione) in tre Paesi ospitanti: Stati Uniti, Canada e Messico.

Questo formato esteso aumenta le possibilita' di qualificazione, specie per quelle regioni che storicamente sono state poco rappresentate, e introduce nuove vie di accesso al torneo.

I mercati dei capitali mondiali hanno seguito un percorso simile. L'indice azionario MSCI Emerging Markets copre ora 24 Paesi (dai 10 iniziali) e la quota di capitalizzazione di mercato globale e' piu' che raddoppiata dal 2000. Anche il mercato obbligazionario si e' esteso: i mercati del debito in valuta locale dei mercati emergenti (ME) sono cresciuti significativamente nell'ultimo decennio, mentre il debito pubblico in dollari dei ME e' aumentato sensibilmente, con nuovi emittenti entrati in campo al fianco di nomi piu' noti.

Accesso piu' ampio non significa accesso egualitario, nel calcio come nei mercati Il percorso di qualificazione alla Coppa del Mondo cambia enormemente a seconda della confederazione. I Paesi con un ranking piu' basso devono accedere dalle fasi preliminari, disputando molte piu' partite solo per poter raggiungere quello che, invece, e' il punto di partenza per le squadre piu' forti. Nei mercati accade lo stesso. Molte economie dei ME che contraggono finanziamenti in dollari lo fanno a un costo nettamente piu' alto rispetto alle controparti dei mercati sviluppati, con meno liquidita' e una maggiore dipendenza dai flussi degli investitori esteri. I mercati in valuta locale hanno acquisito maggiore profondita', ma continuano a presentare criticita' operative e problemi di trasparenza che limitano la partecipazione degli investitori.

Questa asimmetria va ben oltre il pricing. Molte economie dei ME hanno ora fondamentali piu' solidi rispetto ai mercati sviluppati, con una crescita piu' rapida, rapporti debito/PIL piu' bassi e una forza lavoro piu' giovane, ma, ciononostante, continuano a essere sistematicamente penalizzati nel trattamento riservato loro dai mercati globali. Le azioni dei ME continuano a scambiare a uno sconto significativo rispetto agli USA sulla base degli utili forward, uno dei divari di valutazione piu' ampi degli ultimi vent'anni, mentre la qualita' creditizia dei titoli corporate dei ME e' in costante ascesa.

Un quadro analogo emerge anche sul fronte della flessibilita' delle politiche. Durante la pandemia, i governi dei mercati sviluppati hanno potuto tagliare i tassi di interesse quasi fino allo zero, lanciare programmi di acquisti di asset su larga scala e mettere in campo un enorme stimolo fiscale.

Molte economie emergenti hanno vissuto lo stesso shock senza pero' poter rispondere allo stesso modo. La fragilita' valutaria, il rischio di inflazione e la dipendenza dai finanziamenti esteri hanno infatti portato a tagli dei tassi piu' limitati, a un supporto fiscale maggiormente vincolato e a una ripresa piu' lenta e frammentata.

La buona notizia e' che molte economie dei ME hanno sfruttato l'ultimo decennio per rafforzare i propri fondamentali: il miglioramento della credibilita' delle banche centrali, la maggiore flessibilita' dei tassi di cambio e la crescente profondita' dei mercati obbligazionari in valuta locale hanno contribuito ad assorbire l'ultimo ciclo di inasprimento monetario della Federal Reserve con molte meno turbolenze rispetto al passato.

Il terreno di gioco resta comunque disomogeneo e il costo di un passo falso di politica economica resta piu' elevato per un'economia emergente rispetto a una sviluppata.

Le vecchie etichette hanno perso significato rispetto al passato Argentina, Brasile e Messico rientrano tra le economie emergenti, ma sul piano calcistico sono tutt'altro che 'emergenti'; alcune tra le nazioni piu' ricche al mondo, invece, hanno raramente rappresentato una minaccia ai Mondiali. L'Italia rappresenta un esempio emblematico in questo senso: per quattro volte vincitrice del titolo mondiale, seconda a pari merito nel ranking di tutti i tempi, eppure e' stata esclusa dalla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva, segnando un evento senza precedenti per un ex vincitore. L'eliminazione e' giunta ai rigori contro la Bosnia ed Erzegovina, un Paese alla sua seconda partecipazione a un Mondiale e che e' appena visibile nei mercati dei capitali mondiali.

In campo economico vale lo stesso. L'economia indiana e' destinata a crescere a un ritmo diverse volte superiore rispetto a Germania o Regno Unito. Le economie emergenti e in via di sviluppo rappresentano ora quasi la meta' del PIL mondiale, un dato in aumento rispetto al 25% di inizio secolo, e hanno contribuito a gran parte della crescita globale negli ultimi venti anni. L'etichetta 'emergente' dice dunque davvero poco sulla forza sottostante dell'economia, come pure sulla qualita' delle opportunita' di investimento in quel Paese.

*Fixed Income Investment Director di Capital Group.

Red-

(RADIOCOR) 13-06-26 12:32:00 (0244) 5 NNNN

 


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