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Bdl Capital Management: debito privato e tecnologia, la pericolosa confusione dei rischi - PAROLA AL MERCATO

di Laurent Chaudeurge * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 26 apr - Concedere prestiti a startup tecnologiche non redditizie tramite il debito: questa pratica, un tempo inesistente, e' ormai diventata una realta' in alcuni segmenti del mercato. Dietro questa evoluzione si nasconde una crescente confusione tra due approcci di finanziamento ben distinti: quello dell'azionista e quello del creditore.

Nel mondo della finanza, un eccessivo ottimismo porta spesso a decisioni di investimento sempre piu' rischiose. Nel 2000, i fornitori di apparecchiature per le telecomunicazioni hanno fatto ricorso al 'vendor financing', prestando denaro ai propri clienti per sostenere le vendite. Nel 2008, con i subprime, il sistema bancario ha favorito un'eccessiva concessione di credito, esponendo le famiglie piu' vulnerabili a rischi finanziari significativi. Oggi, e' nel settore del debito privato che si osservano eccessi simili.

I segnali di allarme si moltiplicano in questo mercato. Nel primo trimestre, le richieste di rimborso hanno raggiunto i 20 miliardi di dollari, ovvero quattro volte di piu' rispetto al trimestre precedente. Di fronte a questa tendenza, colossi come Apollo o Blackstone sono riusciti a soddisfare solo una minima parte di tali richieste.

Questo mercato ha registrato una crescita esponenziale, passando da 400 a 1.800 miliardi di dollari dal 2010, sotto la spinta delle autorita' di regolamentazione che hanno costretto le banche ad alleggerire i propri bilanci. I fondi di private equity hanno colto questa opportunita', arrivando persino ad acquisire compagnie assicurative per attingere a nuove fonti di finanziamento. Questa integrazione ha generato conflitti di interesse e ha acutizzato l'assunzione di rischio: oggi, il debito privato non si limita piu' alle imprese mature soggette a leva finanziaria, ma si estende a societa' con modelli economici non collaudati, segno evidente di un eccesso di ottimismo.

Fin dall'inizio, gli investitori hanno a disposizione due principali strumenti di finanziamento. Il primo e' l'investimento in azioni. L'investitore, in cambio del proprio capitale, riceve dei titoli e diventa proprietario di una quota dell'azienda. Non ha alcuna garanzia di reddito, ma beneficera' del potenziale successo della societa'. Il secondo strumento, meno redditizio ma anche meno rischioso in teoria, e' il debito. L'investitore detiene un credito nei confronti dell'azienda, che si impegna contrattualmente a versargli degli interessi ogni anno, indipendentemente dal suo livello di redditivita'. Rinuncia al potenziale di rivalutazione dell'azione in cambio di un flusso annuo prestabilito e di una priorita' di rimborso in caso di insolvenza.

Storicamente, questi due strumenti presentano profili di rischio diversi e non si rivolgono allo stesso tipo di imprese. Il finanziamento tramite capitale proprio e' privilegiato per le startup o le imprese ancora immature, il cui modello economico presenta una sostenibilita' incerta. Il rischio e' elevato, ma lo e' anche il potenziale di guadagno.

Il finanziamento tramite debito si concentra invece su imprese mature, con un profilo di flusso di cassa resiliente anche in periodi difficili.

Ma questa logica finanziaria viene progressivamente messa in discussione nel settore del debito privato. Sempre piu' startup tecnologiche vengono finanziati tramite debito anziche' con capitale proprio. In altre parole, gli investitori obbligazionari si assumono il rischio di finanziare un modello economico incerto senza poter beneficiare appieno del suo eventuale successo. L'esempio dell'azienda americana CoreWeave e' lampante: quasi 40 miliardi di dollari di debito previsti per il 2026 a fronte di un fatturato di 12 miliardi e una perdita netta di 1 miliardo.

Questa 'confusione di generi' e' il risultato di due forze che agiscono contemporaneamente. Da un lato, un'esplosione della raccolta di fondi nel settore del debito privato, che dispone di capitali in eccesso rispetto al numero di opportunita' realmente rilevanti da finanziare. Dall'altro, un'euforia intorno al potenziale dell'intelligenza artificiale che permette ad alcune startup di attrarre finanziamenti considerevoli. Anche se e' difficile ottenere cifre precise, si stima che questo tipo di finanziamento ad alto rischio nel settore dell'IA e delle infrastrutture tecnologiche superi ormai i 100 miliardi di dollari, mentre era praticamente inesistente dieci anni fa.

La motivazione che viene fornita e' che questi prestiti sono garantiti dai beni dell'azienda. Proprio come nel caso di un mutuo immobiliare: se il mutuatario non riesce a pagare, la banca pignora la casa. In questo caso, le startup offrono in garanzia le loro scorte di chip Gpu e i loro data center. Il problema e' che questi beni hanno una durata di vita molto breve, di appena qualche anno, contro i diversi decenni di un immobile.

Concedere prestiti ad aziende in perdita, giustificando questa decisione con garanzie su attivita' che perdono dal 20 al 30% del loro valore all'anno: ecco cosa sta accadendo oggi in alcune operazioni di debito privato. Il risveglio rischia di essere brusco per gli investitori meno esigenti.

* membro del comitato di investimenti di Bdl Capital Management "Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo "Parola al mercato" non puo' in alcun caso essere considerato una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne' raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa' a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore.

L'agenzia di stampa Il Sole 24 Ore Radiocor declina ogni responsabilita' in ordine alla veridicita', accuratezza e completezza di tali analisi e invita quindi gli utenti a prendere atto con attenzione e la dovuta diligenza di quanto sopra dichiarato e rappresentato dalla societa'".

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(RADIOCOR) 26-04-26 16:18:33 (0393) 5 NNNN

 


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