Assiom Forex: guerra deteriora sentiment operatori, per 47% Borse giu' in prossimi 6 mesi
Sondaggio, 55% vede aumento significativo inflazione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 07 apr - La guerra in Medio Oriente deteriora il sentiment degli operatori dei mercati finanziari, tra i quali serpeggia un maggiore pessimismo sulle prospettive future. E' quanto emerge dal sondaggio di marzo realizzato da Assiom Forex, fra i suoi associati, in collaborazione con il Sole 24 Ore Radiocor.
La quota di quanti si aspettano un calo degli indici azionari nei prossimi sei mesi balza al 47% rispetto al 14% del precedente sondaggio di febbraio e al 9% di gennaio (prima dello scoppio della guerra fra Stati Uniti e Iran). Si riduce cosi' (di oltre 30 punti) la percentuale degli ottimisti: a marzo il 23% indica un rialzo delle Borse, a fronte del 49% di febbraio. Il 30% (dal 37%) prevede una stabilita'. Nel complesso quindi il 53% degli intervistati si aspetta che gli indici non scenderanno dai valori attuali, in netto ribasso rispetto all'86% della rilevazione precedente. 'Il sondaggio Assiom Forex di marzo cattura, per la prima volta, le tensioni derivanti dal conflitto in Medio Oriente', commenta il presidente dell'Associazione, Massimo Mocio, osservando che 'la quota di chi si attende un ribasso dei mercati azionari nei prossimi sei mesi e' ora maggioritaria'. Sul fronte dei cambi, la maggior parte degli operatori (42% dal 32%) si aspetta una fase di stabilita' dell'euro/dollaro nei prossimi sei mesi, dopo il deciso rafforzamento del biglietto verde innescato dalle tensioni in fra Stati Uniti e Iran. Il 42% (dal 32% di febbraio) indica infatti il mantenimento dell'attuale rapporto di forza tra le due valute con un netto ribasso pero' delle aspettative di un apprezzamento della moneta unica (dal 48% al 29%). E' invece in deciso aumento (dal 18% al 29%) la quota di operatori che si aspetta un apprezzamento del dollaro. 'Nel mese di marzo il cambio euro/dollaro ha registrato una lieve diminuzione della volatilita' rispetto a febbraio - osserva Mocio - con il dollaro che si e' rafforzato sull'euro, portandosi a 1,15 rispetto a 1,17 di inizio mese'. L'escalation del conflitto, con il blocco dello stretto di Hormuz e lo shock energetico, porta il 55% degli operatori a credere in un aumento significativo e persistente, dell'inflazione nell'area euro.
Il restante 45% ritiene invece che la dinamica dei prezzi possa avere natura temporanea, ipotizzando una possibile stabilizzazione dei costi energetici nel medio termine. In questo scenario, si deteriorano anche le prospettive sullo spread. Per la prima volta da giugno scorso, tornano a prevalere le indicazioni di un rialzo del differenziale fra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, che il 57% degli intervistati (dal 15% di febbraio) vede in un intervallo compreso fra 100 e 150 punti. Si e' piu' che dimezzata, dall'85% al 36%, la quota di chi si aspetta uno spread fra 50 e 100 punti base, mentre, il 7% indica un intervallo fra 150 e 200.
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