AllianzGI: tra resilienza e venti contrari - PAROLA AL MERCATO
di Hans-Jeorg Naumer* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 04 apr - All'inizio del secondo trimestre i mercati finanziari saranno messi alla prova. Dopo un avvio d'anno relativamente tranquillo, si trovano ora ad affrontare una fase di forte turbolenza: le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, stanno colpendo un'economia globale che stava gia' perdendo slancio. Allo stesso tempo, i motori strutturali della crescita restano intatti. Gli investitori si chiedono quindi se questa instabilita' sara' di breve durata oppure se sta preannunciando un periodo di avversita' piu' esteso.
Al momento, il quadro appare incerto. Da un lato, molti dati economici continuano a essere complessivamente solidi: prima dell'ultimo shock geopolitico, la nostra ampia gamma di indicatori segnalava uno sviluppo globale stabile.
Dall'altro, l'impennata dei prezzi energetici genera nuova incertezza: nello specifico, l'Europa e parte dell'Asia, fortemente dipendenti dalle importazioni di energia, dovranno far fronte a crescenti pressioni inflazionistiche e a nuovi ostacoli alla crescita.
Per il momento l'economia globale sembra accusare il colpo ma comunque rimanere sostanzialmente in piedi. In altri termini, sebbene l'economia sia ancora in fase di espansione, il tragitto si sta facendo piu' impervio e la crescita sempre piu' vulnerabile agli shock esterni. I rischi per la crescita sono nettamente aumentati, e le quotazioni energetiche giocano un ruolo determinante. Se e' vero che il mondo potrebbe essere in grado di gestire prezzi del greggio tra i 90 e i 110 dollari al barile, e' altrettanto vero che il petrolio ha ormai superato tale forchetta ed e' attualmente molto piu' costoso; qualora i prezzi dovessero attestarsi su questi nuovi livelli per un periodo prolungato, potremmo trovarci in difficolta'. Per i mercati finanziari, la combinazione di crescita piu' debole e inflazione piu' elevata rappresenta una sfida particolarmente complessa.
Fortunatamente, rispetto agli anni Sessanta l'intensita' energetica (che misura la quantita' di energia necessaria per produrre un'unita' di prodotto interno lordo - PIL) e' diminuita in modo sensibile: ad oggi, gli Stati Uniti necessitano solo del 40% dell'energia richiesta al tempo per unita' di output, mentre la Germania ne impiega meno di un terzo (si veda il grafico). In altre parole, la Germania produce tre volte tanto per ogni unita' di energia impiegata rispetto al 1965. Il Regno Unito sta facendo persino meglio.
Passando ora alle possibili evoluzioni dei mercati finanziari, uno sguardo al passato puo' aiutare a interpretare cio' che potrebbe accadere in futuro. Un'analisi degli eventi geopolitici degli ultimi decenni mostra che, a seguito di uno shock, le quotazioni tendono a reagire inizialmente con una flessione per poi stabilizzarsi, spesso nel giro di pochi mesi.
La questione fondamentale e' se tali shock si trasmettano all'economia reale. In passato, due sono stati i fattori determinanti: un deciso rialzo dei prezzi energetici e una recessione innescata da tale picco dei costi dell'energia. In mancanza di entrambi, i mercati hanno spesso registrato solo flessioni temporanee.
Le prossime settimane mostreranno come si evolvera' l'attuale crisi. I canali di trasmissione economica sono cruciali: quale sara' l'andamento dei prezzi dell'energia? Si verificheranno interruzioni nelle catene di approvvigionamento? Le condizioni finanziarie subiranno un deterioramento? E il sentiment di imprese e consumatori subira' un tracollo? In sintesi, quale sara' l'esito del conflitto in Iran e quando cesseranno i combattimenti? O, perlomeno, quando verra' riaperto in sicurezza lo Stretto di Hormuz - attraverso cui transita circa il 20% dell'offerta globale di petrolio? Molto dipendera' dagli sviluppi delle prossime settimane.
Al contempo, stiamo assistendo a un cambiamento del contesto strutturale. Il mondo si sta sempre piu' orientando verso una 'geo-economia', in cui gli strumenti di politica economica vengono utilizzati per il raggiungimento di obiettivi politici; tratti distintivi di tale evoluzione sono le guerre commerciali, le nuove strutture tariffarie e una crescente frammentazione dell'economia globale. Contemporaneamente, la spesa pubblica e' in aumento, per esempio nei settori della difesa e delle infrastrutture: se da un lato tale spesa fara' lievitare il debito nel lungo periodo, dall'altro fungera' anche da sostegno per l'economia sul fronte dell'offerta.
Un simile mix crea un dilemma per la politica monetaria. Le autorita' monetarie devono mantenere la stabilita' dei prezzi, ma sono anche chiamate a sostenere la crescita, tenendo conto al tempo stesso dei costi di rifinanziamento dei governi. Si tratta di obiettivi contrastanti che rendono difficile tracciare una rotta lineare e che si traducono in un ulteriore aumento dell'incertezza per i mercati.
*Director, Global Capital Markets & Thematic Research.
Red-
(RADIOCOR) 04-04-26 16:35:41 (0369) 5 NNNN