Wellington M.: l'Europa e il conflitto in Iran, 4 considerazioni per gli investitori - PAROLA AL MERCATO
a cura di Eoin O'Callaghan* e Nicolas Wylenzek* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 2 mag - Dopo aver iniziato l'anno con una nota positiva, l'Europa si trova ora ad affrontare un nuovo shock dell'offerta a causa dell'escalation del conflitto in Medio Oriente. In questa fase, gli investitori si trovano di fronte a una serie di scenari sempre piu' binari: una cessazione delle ostilita' a breve termine, con danni economici relativamente limitati, o una guerra prolungata che rappresenterebbe un rischio significativo per la graduale ripresa dell'Europa. Crediamo che il cambiamento di regime in Europa rimanga perlopiu' intatto e che, semmai, possa essere accelerato dall'attuale crisi. E' probabile che un impegno piu' concertato per rafforzare la competitivita' e l'autonomia strategica dell'Europa ampli ulteriormente la gamma di opportunita' per gli investitori, anche se nel breve termine e' giustificata una certa prudenza. L'IA rimane una sfida fondamentale per l'Europa, ma crediamo che la prossima fase della sua adozione possa consentire alla regione di aumentare la propria produttivita' in un contesto di persistente incertezza geopolitica. Dal punto di vista degli investimenti a breve termine, crediamo sia opportuno adottare una maggiore diversificazione e selettivita' nell'ambito delle allocazioni europee.
In che modo il conflitto sta incidendo sull'Europa? Il conflitto in Medio Oriente, pur essendo innanzitutto una tragedia umana, rappresenta anche uno shock lato offerta per l'economia globale, che si intensifichera' con il protrarsi della guerra. Per l'Europa, un conflitto prolungato sarebbe particolarmente problematico, poiche' rappresenterebbe il terzo grande shock in poco piu' di cinque anni, dopo la pandemia di COVID-19 e la guerra in Ucraina.
Una guerra prolungata comprometterebbe ulteriormente la competitivita' della regione in un momento in cui molti dei suoi settori chiave stanno gia' subendo le conseguenze degli elevati costi energetici e dell'intensificarsi della concorrenza da parte della Cina.
Se il conflitto dovesse concludersi in tempi relativamente brevi, l'economia globale e quella europea potrebbero comunque uscirne in gran parte indenni, seppur con qualche cicatrice persistente. Tuttavia, quanto piu' a lungo si protrarra', tanto maggiore sara' il rischio di effetti negativi di lungo periodo. Nello scenario peggiore, cio' potrebbe provocare una stagflazione simile a quella degli anni '70.
Ripensando alle nostre principali aspettative per l'anno, avevamo previsto: una probabile ripresa della crescita sulla scia di una politica monetaria accomodante, dell'espansione fiscale e (principalmente) della deregolamentazione negli Stati Uniti; un'inflazione superiore alle attese nella seconda meta' dell'anno; recessione e stagflazione al massimo come rischi di coda.
Ora, anche nello scenario piu' favorevole, e' probabile che l'inflazione aumenti in misura maggiore e in tempi piu' brevi del previsto, mentre lo slancio della crescita si arrestera' con ogni probabilita', anche se solo temporaneamente. Un conflitto di piu' lunga durata peggiorerebbe ovviamente questi esiti. La fiducia dei consumatori europei, sebbene strutturalmente sostenuta da ingenti risparmi, e' una variabile chiave da tenere d'occhio in questo contesto, poiche' potrebbe contribuire a far precipitare l'economia dal rallentamento alla recessione.
*Macro Strategist di Wellington Management.
Red-
(RADIOCOR) 02-05-26 15:02:38 (0259) 5 NNNN