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Vinitaly: Fivi, vignaioli alla sfida della crescita 'tra export e nodo liquidita''

Interesse su apertura a nuovi capitali, mantenendo controllo (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 13 apr - Sul fronte della crescita e della gestione finanziaria, tra molte aziende vitivinicole verticali - cioe' quelle che curano l'intero ciclo produttivo, 'dalla vigna alla bottiglia' - si registrano sia pressioni sulla liquidita' che difficolta' nel beneficiare di strumenti di sostegno all'export. Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca, presentata al Vinitaly e realizzata dall'Invernizzi Agri Lab di Sda Bocconi School of management, con il sostegno della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi e di Credit Agricole Italia, in collaborazione con la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi). Lo studio ha analizzato il modello economico e finanziario dei Vignaioli indipendenti italiani con la partecipazione di circa 400 aziende associate.

Il quadro che emerge, spiega la presidente Fivi, Rita Babini, mostra come queste aziende siano 'profondamente ancorate alla terra e alla produzione, lontane da dinamiche di natura speculativa. Investono le proprie risorse in impianti e terreni, e ricorrono ancora in modo limitato agli strumenti di credito, segnalando al tempo stesso alcune difficolta', soprattutto per le realta' di dimensione piu' contenuta.

Potrebbero essere interessate all'apertura a nuovi capitali, ma mantenendo saldo il controllo dell'azienda e con l'obiettivo di investire di piu' nella promozione e nella produzione'.

A preoccupare, prosegue Babini, sono pero' i dati sulla liquidita' aziendale, 'con un 51% di aziende che dichiara di avere frequenti pressioni. E' un dato certamente legato alla natura stessa del nostro modello di impresa, basato su importanti investimenti iniziali e su un ciclo del circolante inevitabilmente lungo: i vini di qualita' escono dalla cantina a distanza di molti mesi o anni dalla vendemmia, e quando si investe in un vigneto il lento ritorno dall'investimento comincia dopo almeno 4 o 5 anni'. In questo contesto e' allora 'fondamentale che i flussi finanziari esterni siano puntuali. Incertezze e ritardi rischiano di frenare la propensione agli investimenti, costringendo le aziende a ridimensionare i propri piani di sviluppo e innescando un circolo poco virtuoso per l'intero comparto'.

Ultimo nodo e' quello dell'export, perche' 'un punto centrale della nostra visione resta l'accessibilita' agli strumenti di promozione', ma 'nonostante il forte desiderio dei vignaioli di aprirsi ai mercati internazionali, altri dati mostrano che solo una piccola parte delle aziende riesce a beneficiare delle attuali misure di sostegno'. Per questo motivo, Fivi sottolinea l'importanza della novita' che consente alle Regioni di ridurre la soglia minima di accesso ai progetti, 'un primo passo concreto per rendere le politiche piu' inclusive, tenendo conto anche delle specificita' dei piccoli produttori'.

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