Vertice Ue: i 27 in allarme sull'economia, sempre appesi a scenario Hormuz - FOCUS
Pero' per ora no stop a regole di bilancio (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Nicosia, 24 apr - La preoccupazione per la situazione economica europea comincia a diventare alta man mano che diventa sempre piu' impalpabile la prospettiva di un cessate il fuoco solido e credibile.
Tuttavia, le cose cambiano assai velocemente nel corso stesso di una giornata: all'avvio della seconda giornata dei lavori del Consiglio europeo si temeva il peggio, poi si e' consolidata la speranza di nuove discussioni tra americani e iraniani a Islamad. La cosa certa e' che la Ue continua a trovarsi in uno spazio sempre piu' stretto perche' non riesce che a giocare un ruolo di rimessa, per di piu' non riuscendo a calibrare contenuti, dimensioni e tempi per fronteggiare gli effetti del conflitto in Medio Oriente. Il motivo e' che nessuno e' in grado di fare previsioni sull'impatto a breve e medio periodo avra' il conflitto. Per questo i Ventisette non hanno fatto altro che 'dare un calcio al barattolo lungo la strada': ''Kick the can down the road' puo' essere una buona sintesi della giornata', indica un diplomatico europeo. I ministri finanziari europei sono chiamati a moltiplicare sforzi e contatti per 'monitorare strettamente' la situazione.
Tuttavia c'e' un cambiamento di toni. Il presidente del Consiglio europeo Costa ha indicato che e' il momento di fare di tutto affinche' riapra immediatamente lo stretto di Hormuz e per assicurare 'la navigazione libera senza pedaggi (da versare all'Iran) e permanente. Il motivo: 'La guerra sta avendo conseguenze disastrose per popolazioni, infrastrutture e per l'economia globale, senza una soluzione diplomatica la situazione peggiorera', e' il momento di rafforzare la nostra risposta'. La risposta sull'economia, nella visione di Costa, deve affiancarsi alla definizione di una posizione europea nel merito della crisi mediorientale: 'Non siamo parte nella guerra Iran, ma possiamo essere parte della soluzione', ha detto. Si rimanda alla questione della sicurezza dello stretto una volta che vi saranno le condizioni di un cessate il fuoco credibile e lo status di Hormuz sara' chiarito. I maggiori paesi europei sono gia' impegnati nella pianificazione militare dell'operazione (e' l'impegno dei 'volontari', di cui fanno parte Francia, Germania, Italia, Regno Unito).
L'idea e' che la Ue deve smettere di delegare ad altri le decisioni fondamentali nelle politiche di sicurezza. Di fatto, pero', finora non e' riuscita a determinare quasi nulla dell'agenda politica globale trovandosi costretta a tamponare le crisi prodotte da altri per limitare i danni interni. Vale per i dazi come per la guerra all'Iran. Si trova sempre piu' a malpartito in un sistema che ora 'e' afflitto da episodi di coercizione e rappresaglia', come ha ricordato il direttore dell'European council on foreign relations Mark Leonard, secondo il quale 'la guerra con l'Iran esemplifica il tipo di policrisi permanente che probabilmente caratterizzera' i prossimi decenni. Piu' che una singola crisi, si tratta di cinque crisi: choc energetico, minaccia di proliferazione nucleare, collasso della sicurezza regionale, crisi economica globale e rottura transatlantica, tutte crisi in rapida successione. Il risultato e' stata una passivita' strategica e una dipendenza dalla leadership americana'.
La base di partenza per la Ue e' il piano di von der Leyen per fronteggiare l'aumento dei prezzi dell'energia tutelando imprese e famiglie vulnerabili a suon di aiuti pubblici resi piu' flessibili a questo scopo. Poi l'integrazione delle reti elettriche, gli investimenti per energie alternative, gli forzi per la diversificazione delle fonti, proseguire nella decarbonizzazione che, in definitiva, e' il modo piu' sicuro per ridurre i prezzi finali.
C'e' consapevolezza che le condizioni dell'economia stanno peggiorando o sono sul punto di peggiorare rispetto agli scenari centrali disegnati dal Fondo monetario internazionale e dall'Ocse. Si teme che le banche centrali non possano temporeggiare a lungo sui tassi di interesse (da rialzare). A Costa che indica la necessita' di potenziare la risposta economica della Ue ha fatto seguito l'indicazione della presidente della Commissione von der Leyen, che per prima cosa ha ribadito come non ci siano le condizioni per sospendere il patto di stabilita' allo scopo di avere mano piu' libera sui deficit pubblici, come avvenne sotto pandemia. Questo perche' ne' l'area euro ne' la Ue nel loro complesso sono in recessione o stanno per rischiarla. Pero' l'incertezza e' totale e sta consolidando le aspettative di imprese e famiglie. Dunque, ha concluso von der Leyen, 'stiamo in allerta, monitoriamo strettamente la situazione e l'Ecofin discutera' nel merito'. Fonti europee indicano che 'non si esclude nulla' tra le ricette per far fronte a un peggioramento dell'economia.
Antonio Pollio Salimbeni - Aps
(RADIOCOR) 24-04-26 17:50:46 (0571) 5 NNNN