Transizione energetica: Bain, rimane priorita' ma obiettivo e' spostato al 2070 -2-
Sale al 39% la quota di operatori che investono poco (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 01 apr - Secondo il rapporto di Bain la riduzione delle emissioni, la competitivita' e l'accesso a energia pulita e affidabile restano priorita' condivise, ma le strategie divergono e creano discontinuita' sul piano delle pratiche. Le aziende che hanno gia' investito una quota rilevante di capitali nella transizione tendono a mantenere gli impegni presi, spesso grazie a modelli di business che hanno consentito di sviluppare vantaggi competitivi importanti; al contrario, quelle meno esposte, stanno ulteriormente riducendo i propri investimenti.
A livello globale, cresce la quota di operatori che investono poco (dal 30% nel 2025 al 39% nel 2026), mentre diminuisce leggermente quella degli operatori con investimenti elevati (dal 41% al 39%). Questo segnala una transizione energetica 'rallentata' e decisamente piu' prudente rispetto a quanto previsto qualche anno fa. L'Europa resta la regione piu' ottimista, con oltre il 50% delle aziende che destina piu' del 20% del capitale alla transizione, contro circa il 25% delle aziende Nord Americane e di molte altre aree geografiche.
In questo contesto, l'Italia nei prossimi anni affrontera', forse piu' di altri Paesi, alcune sfide rilevanti, quali ad esempio la sicurezza delle forniture e l'impatto del costo dell'energia sulla competitivita' industriale. Pur a fronte di un mix di fonti diversificato, persistono margini di incertezza su alcune opportunita' chiave: nel breve termine (es. idroelettrico), nel lungo termine (es. nucleare) e lungo la filiera gas/LNG.
La forte instabilita' geopolitica continua a ridefinire le priorita' di investimento. Il Nord America resta nel complesso la destinazione piu' attrattiva, ma il suo vantaggio si e' ridotto in modo significativo. La quota di dirigenti che lo considera prioritario per gli investimenti nella transizione si e' contratta dal 68% al 46% su base annua, mentre Medio Oriente e alcune aree dell'Asia guadagnano terreno, sostenuti da condizioni piu' favorevoli e prospettive di crescita.
Lo scenario geopolitico attuale e la carenza di incentivi porta a un cambiamento nelle previsioni di raggiungimento del Net Zero: il 42% degli intervistati a livello globale prevede che tale traguardo possa essere raggiunto solo nel 2070, o persino oltre. Inoltre, cresce la quota di leader del settore oil & gas che prevede che la domanda di petrolio raggiungera' il suo picco nei prossimi anni: la meta' dei dirigenti europei del comparto ritiene che la domanda possa raggiungere il picco prima del 2035, mentre il 41% di quelli nordamericani non si aspetta che cio' avvenga entro il 2050.
'I dati mostrano in modo chiaro il diverso approccio Europeo e Nord Americano alla transizione, il che chiaramente impatta le aspettative sulle aziende e, in ultima istanza, i valori di mercato', prosegue Cadei. 'La nostra ricetta per affrontare nel modo piu' sicuro un momento cosi' complesso e allo stesso tempo cruciale, si fonda su 4 elementi chiave: modelli di mercato adatti al contesto contemporaneo, mix bilanciati tra le diverse fonti energetiche, centralita' delle infrastrutture ed evoluzione dei modelli di consumo del cliente finale'.
Quest'anno, le realta' del settore saranno chiamate a focalizzarsi su alcune priorita' chiave: affrontare con realismo costi e complessita' esecutive, comprendere in profondita' le dinamiche di mercato e il contesto regolatorio e investire nella capacita' di adattarsi a scenari incerti.
'Le aziende leader saranno quelle in grado di progettare fin da ora strategie flessibili, facendo leva su partnership mirate e modelli operativi robusti', conclude Cadei.
com-emi.
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