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RBC BlueBay AM: una situazione lose-lose per l'economia globale - PAROLA AL MERCATO

di Mark Dowding* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 13 mar - I mercati globali sono rimasti incollati ai titoli provenienti dal Medio Oriente nell'ultima settimana, con i prezzi del petrolio che lunedi' sono saliti vicino a 120 dollari al barile, prima di scendere temporaneamente sotto i 90 dollari, nella speranza che il conflitto potesse avvicinarsi alla conclusione in seguito alle dichiarazioni del Presidente Trump.

Tuttavia, ci sembra che anche se gli Stati Uniti dovessero decidere di aver fatto abbastanza da poter dichiarare che i loro obiettivi siano stati raggiunti, non e' chiaro se questo porterebbe immediatamente l'Iran ad accettare colloqui e una cessazione delle ostilita'.

La guerra contro l'Iran appare esistenziale per l'IRGC (Corpo delle guardie della rivoluzione islamica) e per altri elementi del regime e, da questo punto di vista, la resa non e' mai sembrata un'opzione. Di conseguenza, sembra che l'Iran possa decidere di desistere solo dopo aver inflitto un dolore molto maggiore all'economia globale, nella speranza che questo cambi gli equilibri regionali, cercando di rimuovere la presenza degli Stati Uniti dal Golfo.

Dal punto di vista iraniano, questo puo' sembrare l'unico strumento di leva che l'amministrazione di Teheran puo' utilizzare per assicurare la propria sopravvivenza nel lungo periodo. Se questo fosse il caso, potrebbe lasciare gli Stati Uniti e i loro alleati senza una facile via d'uscita dal conflitto attuale, se non cercando di portare a termine quanto iniziato attraverso mezzi militari.

Tuttavia, al di la' delle piu' ampie implicazioni geopolitiche riguardo alla traiettoria di questa guerra, piu' nello specifico, dal punto di vista dei mercati finanziari, l'unica cosa che conta davvero per l'economia globale e' il collo di bottiglia nello Stretto di Hormuz. In parole semplici, se il petrolio puo' continuare a fluire, l'eventuale perturbazione economica potrebbe rivelarsi di breve durata.

Tuttavia, quanto piu' a lungo il transito restera' bloccato, tanto piu' giacimenti dovranno essere chiusi, man mano che la capacita' di stoccaggio raggiungera' il limite. Una carenza globale di greggio e dei prodotti correlati potrebbe far salire i prezzi in modo vertiginoso e, una volta intaccate le riserve, ci sara' un limite a cio' che l'IEA (Agenzia internazionale dell'energia) potra' fare, se non nel brevissimo termine.

Lo Stretto stesso e' un punto di passaggio letteralmente molto stretto e, sebbene possano essere forniti scorte militari e garanzie di sicurezza, la realta' e' che le petroliere bulk, lente nei movimenti, rappresentano un bersaglio piuttosto facile per droni a basso costo e piccole imbarcazioni. Questa guerra a basso costo e bassa tecnologia puo' quindi massimizzare le perturbazioni con una spesa minima.

Finora, anche se sembra che le forze statunitensi/israeliane abbiano fatto progressi nell'eliminare i lanciatori di missili balistici, si sta rivelando molto piu' difficile mitigare la minaccia dei droni, data la facilita' di dispiegamento e il basso costo.

Di conseguenza, sembra ragionevole assumere che il transito possa essere seriamente compromesso fino a quando le capacita' iraniane non saranno state eliminate, oppure fino a quando l'IRGC non sara' persuaso a entrare in qualche forma di colloqui finalizzati a una de-escalation del conflitto attuale. Naturalmente, una svolta di questo tipo potrebbe avvenire relativamente rapidamente.

Tuttavia, la nostra sensazione generale e' che questa situazione suggerisca che gli attacchi, probabilmente, persisteranno per almeno un altro mese o due e che in questo periodo i rischi sui prezzi del petrolio continueranno a essere orientati al rialzo.

Inoltre, oltre a essere responsabile di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio, che rappresentano il 20% del consumo globale, vale anche la pena notare che lo Stretto di Hormuz e' responsabile del transito del 20% delle esportazioni globali di GNL, del 25% delle esportazioni globali di fertilizzanti e del 35% delle esportazioni di urea.

In questo contesto, la sua chiusura, anche su base temporanea, rappresenta uno shock stagflazionistico globale.

Per esempio, consegne di fertilizzanti bloccate oggi significheranno probabilmente raccolti piu' scarsi piu' avanti nel corso dell'anno, esercitando pressioni al rialzo sui prezzi alimentari. Successivamente, nel tentativo di valutare l'impatto inflazionistico su base aggregata, molto dipendera' da quanto a lungo il commercio restera' compromesso e dalla capacita' di reindirizzare parte di questa produzione verso altri punti di transito.

Tuttavia, la nostra valutazione iniziale e' che sembri ragionevole pensare che le letture dell'inflazione CPI possano temporaneamente aumentare di circa l'1%, mentre allo stesso tempo circa lo 0,5% verrebbe sottratto alle proiezioni di crescita.

*Fixed Income CIO, RBC BlueBay AM.

Red-

(RADIOCOR) 13-03-26 12:54:11 (0324) 5 NNNN

 


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